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VULCANO/ Islanda, erutta il Grimsvotn: no fly zone di 220 km

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Il vulcano Eyjafjallajokull (Ansa)  Il vulcano Eyjafjallajokull (Ansa)

VULCANO: ERUTTA IL GRIMSVOTN IN ISLANDA, NO FLY ZONE DI 220 KM – Torna la paura vulcani in Islanda con il risveglio del Grimsvotn. L’ultima sua attività era stata registrata nel 2004 e anche in quel caso aveva creato disagi al traffico aereo. Da ieri torna a farsi sentire e vedere, con una serie di piccoli terremoti, i maggiori con magnitudo 3.7 sulla scala Richter, e una enorme colonna di fumo bianca alta circa quindici chilometri. La maggior parte del Grimsvotn è nascosto all’interno del ghiacciaio Vatnajokull, nella parte sud – est dell’isola, in una regione disabitata. Le autorità islandesi hanno dichiarato una no fly zone di 120 miglia nautiche, cioè 220 chilometri, intorno al vulcano anche se hanno assicurato che questa nuova attività non causerà grandi disagi al traffico aereo islandese. Gli esperti fanno sapere che le ceneri emesse dal Grimsvotn sono abbastanza spesse e grezze, destinate a precipitare al suolo più rapidamente. Quindi sembra non doversi ripetere l’incredibile scenario a cui il mondo ha dovuto assistere dal 21 marzo 2010, giorno in cui il vulcano islandese dal nome impronunciabile, l’ Eyjafjallajokull, cominciò la sua attività. In pochissimo tempo le ceneri, grazie alla spinta del vento, raggiunsero l’Europa e costrinsero tantissimi scali aeroportuali a chiudere. Solo un mese dopo si cominciò a tornare alla normalità, e intanto si contavano i danni: centomila voli cancellati, disagi a oltre dieci milioni di passeggeri e più di due miliardi e mezzo di dollari andati in fumo per le compagnie aeree. In quel periodo si cominciò addirittura a temere che l’attività vulcanica potesse arrivare a raffreddare il clima del pianeta, schermando le radiazioni solari con le polveri emesse; tesi successivamente smentita dal fatto che le ceneri vulcaniche non possono raggiungere quote talmente elevate. L’attività del Grimsvotn era stata quasi preannunciata nel novembre dello scorso anno, quando alcuni geologi islandesi avevano segnalato l’aumento notevole del Gigja, un corso d’acqua che scende appunto dal ghiacciaio: “La notte scorsa il livello delle acque è triplicato”, aveva detto un esperto dell’Ufficio di meteorologia islandese, affermando che la causa fosse il lago formatosi nel cratere del vulcano.


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