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Esteri

Elezioni Spagna, i socialisti sconfitti perdono anche Barcellona

Storica sconfitta dei socialisti spagnoli. La loro più grande debacle della Spagna repubblicana alle comunali. Alla amministrative di questo week-end il Psoe ha perso anche Barcellona. 

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Storica sconfitta dei socialisti spagnoli. La più grande debacle della Spagna repubblicana alle comunali. Alla amministrative di questo week-end il Psoe, partito al governo, guidato da Zapatero, ha perso, tra le altre, Siviglia, Saragozza, Jaen, la Castiglia, La Mancia e l’Estremadura,e, soprattutto, Barcellona, storica roccaforte dal Psoe dal 1979. Il Partido Popular di Mariano Rajoi, quindi, ha stravinto le elezioni aggiudicandosi, complessivamente, il 37,53 dei consensi, contro il 27,79 dei socialisti, Mantenendo Madrid, Valencia e le rispettive regioni. Si tratta, secondo la stampa spagnola, di un vero e proprio Tsunami elettorale per la formazione del premier. A incidere sul malcontento dei cittadini, la disoccupazione (al 21 per cento) la crisi economica e il dissesto del bilancio statale. Zapatero, in particolare, sconta la politica di forte rigore economico, austerity e tagli, attuata anche con il rigore dell’Ue. Il leader spagnolo ha ammesso la sconfitta, e si è complimentato con i Popolari. Tuttavia ha annunciato di non avere nessuna intenzione di dimettersi, né di indire elezioni anticipate. Continuerà a lavorare per attuare «necessarie riforme». Le politiche, quindi, si terranno come da programma l’anno prossimo. Zapatero, in ogni caso, ha escluso una sua ricandidatura. Riconoscendo «le ampie perdite» del Psoe, «il rispetto dei tempi e dei mandati politici – ha detto - mi sembra positivo per il nostro sistema democratico». Poi, decisamente scuro in volto, circondato dai vertici del partito, ha concluso: «abbiamo vinto molte volte ed abbiamo saputo vincere. Sappiamo anche perdere». All’andamento delle consultazioni hanno contribuito i cosiddetti "indignados", che per giorni hanno presidiato le più importanti piazze della capitale spagnola oltre a quelle di 67 città, invitando a non votare o a disperdere il voto tra i partiti minori in modo da penalizzare entrambe le colazioni e portare al disgregarsi dell’attuale bipolarismo.