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SCENARIO/ 1. Farouq: ecco perché il piano Obama può riportare la pace in Medio oriente

Il presidente Usa Barack Obama (Ansa) Il presidente Usa Barack Obama (Ansa)

Qualcuno è arrivato anche a sostenere che le manifestazioni siano state organizzate dagli Usa. Le teorie cospirazioniste si sprecano, ma i politici vanno giudicati per le loro azioni. Non mi importa quindi quali siano le «intenzioni segrete» di Obama, vere o presunte. Anche perché in questo momento storico in Medio Oriente non c’è tempo per perderci in queste congetture. Se il processo di pace tra israeliani e palestinesi continuerà sul modello di quanto avvenuto in passato, non esistono dubbi sul fatto che ciò che ci aspetta è la guerra. Perché la dittatura di Mubarak, che ha frenato per decenni l’odio contro Israele, mantenendo nello stesso tempo una fragile pace tra i due Stati confinanti, oggi non esiste più. Se non c’è quindi un’intenzione positiva e autentica di risolvere la questione israeliano-palestinese, il conflitto è inevitabile. Mentre noi parliamo, ci sono persone che in Medio Oriente stanno decidendo di andare in guerra. Quindi oggi non abbiamo più scelta, non ci sono più sfumature di grigio, ci sono solo il bianco e il nero: o risolviamo questo conflitto in modo pacifico, o la situazione si farà sempre più complicata.

Sulla questione palestinese Obama è stato accusato di scarsa incisività. È d’accordo?

Al contrario leggendo il discorso di Obama ho avvertito in modo chiaro che gli Stati Uniti ora hanno una reale intenzione di porre fine al conflitto. Il discorso del presidente americano è un tentativo di lavorare per la pace, e non di lavorare contro i nemici della pace, come l’Iran, Hamas, Hezbollah o chiunque altro. C’è un’enorme differenza tra i due metodi.

Ma quelle di Obama non sono solo buone intenzioni senza concretezza?

Niente affatto. Se gli Usa riconquisteranno credibilità, possono giocare un ruolo molto importante nel processo di pace tra israeliani e palestinesi. Finora questo conflitto non è mai stato risolto perché non c’era nessuna intenzione di farlo, altrimenti si sarebbe già concluso da un pezzo. Negli ultimi 50 anni nessuno dei leader del Medio Oriente che hanno preso parte ai colloqui di pace volevano realmente la pace. Tutte le dittature arabe avevano come unico obiettivo quello di strumentalizzare la questione palestinese per motivi interni, allo scopo di mantenere il loro potere. Proprio per questo, se in futuro il Medio Oriente sarà composto da Paesi democratici e liberali, lo Stato di Israele non dovrà più temere alcuna minaccia dal mondo arabo. In una democrazia sono infatti gli interessi dei popoli a prevalere, e il più grande interesse dei popoli arabi è la pace. Che al contrario è molto svantaggiosa per alcuni partiti, governi e gruppi radicali, che finora guarda caso sono stati i soli protagonisti del processo di pace.

Ma come si può convincere chi, come Netanyahu e Hamas, si oppone al cambiamento?