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SCENARIO/ 1. Farouq: ecco perché il piano Obama può riportare la pace in Medio oriente

Il presidente Usa Barack Obama (Ansa) Il presidente Usa Barack Obama (Ansa)

Né Netanyahu né Hamas sono veramente importanti: la loro importanza deriva infatti dalle persone che rappresentano. Se chi li ha eletti crederà che c’è una strada pacifica per fermare il conflitto, tutti i politici radicali smetteranno di giocare un ruolo. Gli Usa non devono quindi sforzarsi di convincere né Hamas né Netanyahu, bensì di ottenere la credibilità, il rispetto e la fiducia del popolo israeliano e di quello arabo. Sono loro i veri protagonisti e a differenza del passato oggi hanno un atteggiamento positivo.

Obama ha promesso l’aiuto economico a Egitto e Tunisia. Ritiene che sia necessario?

È molto necessario, perché il più grande nemico della democrazia è la crisi economica. La transizione infatti non può essere promossa senza la stabilità economica, e quindi il modo migliore per favorirla è sostenere gli investimenti e fare sì che le persone sentano che il cambiamento non avverrà a spese del futuro dei loro figli. Se l’economia si risolleverà, la transizione dalla dittatura alla democrazia sarà naturale. Sono però ancora troppe le persone che in Egitto e in Tunisia non riescono a rispondere ai loro bisogni fondamentali.

Obama ha inoltre affermato che intende fornire assistenza alla società civile egiziana. Come tradurlo in reali riforme?

La società civile è decisiva. Il principale ostacolo alla democrazia non è infatti la dittatura, ma il sistema sociale, culturale e familiare, che deve essere a sua volta cambiato. Chi può giocare questo ruolo è la società civile. Cambiare il governo è infinitamente più facile che cambiare la mentalità delle persone. Tutti i tentativi di riforma finora provenivano dall’alto, e non dalla base della società. Al contrario la società civile può lavorare dall’interno della vita del Paese, non limitandosi a eseguire una decisione di un ministro. Sostenere la società civile non significa però sostenere quelle persone che si dichiarano filo-americane o liberali, ma partire dall’attenzione al tipo di progetti che stiamo sostenendo.

(Pietro Vernizzi)

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