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ESCLUSIVA/ Gli attivisti siriani: dopo la fine di Assad firmeremo la pace con Israele

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La nuova Siria dovrà essere laica, perché è questa la strada migliore per un Paese come il nostro, dove vi sono diverse religioni e sette religiose. Ciò che vogliamo sono la democrazia e il rispetto dei diritti umani. La nostra non è un’insurrezione religiosa, ma della società civile, e questo risulta del tutto evidente dai canti e dai cartelli esposti nelle manifestazioni.

 

Siete pronti a firmare un trattato di pace tra Siria e Israele, cui finora Assad si è sempre opposto?

 

La gente in Siria vuole un trattato di pace equo. Se ci restituissero le alture del Golan e fosse risolto il problema dei milioni di profughi palestinesi che vivono in Siria, noi non avremmo nessun problema nei confronti di Israele. Noi riteniamo che palestinesi e israeliani debbano vivere insieme, che occorra raggiungere la pace in Medio Oriente e che la vita debba andare avanti.

 

Che cosa ne pensate della posizione di Usa e Ue nei confronti della Siria?

 

Le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto hanno reso evidente che Stati Uniti ed Europa hanno priorità diverse rispetto alla democrazia nella regione. Quella che è in corso è una sollevazione organizzata dai popoli del luogo che hanno sofferto a causa di regimi dittatoriali. L’appoggio e le pressioni internazionali, purché siano politiche e non militari, sono le benvenute, ma se anche l’Occidente non fa nulla noi non ci offendiamo.

 

Possiamo sapere chi siete, dove vi trovate in questo momento e qual è la vostra appartenenza religiosa?

 

Non possiamo fornire nomi. Siamo il comitato esecutivo di «Monitoring Protests in Syria», un network di attivisti provenienti da differenti città e luoghi della Siria. Non siamo un gruppo religioso, lo spirito settario non ci interessa.

 

(Pietro Vernizzi)



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