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LIBIA/ Chi sono i ribelli che gestiranno il dopo-Gheddafi?

Pubblicazione:mercoledì 25 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 25 maggio 2011, 9.02

Foto Ansa Foto Ansa

In questi giorni in cui si susseguono notizie sempre più frequenti sull’imminente fine del rais, emerge una questione, fino ad ora in parte accantonata in nome del raggiungimento del prioritario obiettivo dell’annientamento del colonnello: cosa accadrà dopo? Qualunque ipotesi sul post Gheddafi sembra dipendere da una semplice ma fondamentale domanda: a chi le forze alleate cederanno il passo (seppure con le dovute cautele e i dovuti vincoli) una volta defenestrato il colonnello e come queste forze gestiranno il potere?

Se dovessimo basarci sulle dichiarazioni di coloro che oggi vengono riconosciuti da molti osservatori esterni come i legittimi interlocutori del dopo Gheddafi, il futuro apparirebbe come qualcosa di molto vicino al migliore dei mondi possibili. Libertà, giustizia, democrazia. Sono queste le parole che i ribelli continuano a proferire davanti ai giornalisti e ai politici occidentali, e sono queste le parole scritte nel documento redatto, dopo soli undici giorni dall’inizio della guerra, in cui il Consiglio nazionale di Bengasi traccia il profilo della Libia che verrà. Il futuro del Paese, o almeno, di quello che i leader del Consiglio vorrebbero costruire attraverso libere elezioni democratiche, è uno Stato laico, con un parlamento multipartitico e l’alternanza delle forze politiche al governo, uguaglianza di tutti di fronte alla legge, pari diritti tra uomini e donne, rispetto dei diritti umani. Impresa difficile se pensiamo che neppure la Turchia, assurta da più parti a modello per i Paesi della primavera araba, è riuscita al raggiungimento di tale “perfezione democratica” in tanti anni di storia e con un processo di secolarizzazione dello Stato iniziato già nel 1924 con Mustafa Kemal.

Dalla teoria alla pratica, dunque, ci sono mille ipotesi che ci portano a riproporre la domanda da cui siamo partiti: chi sono veramente i ribelli di Bengasi e come potrebbero gestire il futuro del Paese? Partiamo dalla prima questione. Chi sono i ribelli? Residui del vecchio regime intenzionati a instaurare un nuovo governo autoritario e, magari, su base confessionale, o cittadini liberi, pronti a morire per fare della Libia un Paese libero? Sono tutto questo e anche molto di più. Sono teppisti di strada ma anche studenti universitari, sono disoccupati ma anche mercanti, sono ex soldati ma anche religiosi. E poi ci sono i leader politici, alcuni dissidenti della vecchia guardia del rais, altri, per lo più a capo dei Consigli Comunali, sorti più o meno in ogni città conquistata, non ancora ben identificabili. Si tratta, in linea di massima, di intellettuali, medici, ex dissidenti e imprenditori, molti dei quali appartenenti alle vecchie famiglie molto influenti prima che Gheddafi prendesse il potere e, dunque, espressione di istanze sociali, religiose e culturali estremamente diversificate.


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