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LIBIA/ Chi sono i ribelli che gestiranno il dopo-Gheddafi?

Pubblicazione:mercoledì 25 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 25 maggio 2011, 9.02

Foto Ansa Foto Ansa

Molti, almeno per ora, fanno riferimento al Consiglio provvisorio di Bengasi, guidato dall’ex ministro degli Esteri del rais, Mahmoud Jabril. Il Consiglio si è dotato di un responsabile finanziario, il professor Ali Tarhouni, che vive negli Stati Uniti, ha un dottorato in economia e finanza e insegna alla Foster School of Business dell’Università di Washington e ha, inoltre, creato una divisione militare,  guidata prima da Omar El-Hariri e ora dall’ex ministro degli Interni, il generale Abdel Fattah Younis.

In apparenza questo nuovo organo avrebbe tutte le carte in regola per giocare la partita del dopo Gheddafi. Eppure nonostante le manifestazioni di fiducia da parte di molti leader occidentali, forse più per mancanza di alternative che per reale convinzione, permangono dubbi sulle intenzioni degli insorti e anche sulla capacità di gestire in maniera unitaria la transizione.

Questo ci porta alla seconda questione. In che modo verrà gestito il grande vuoto di potere del post Gheddafi? Il Consiglio provvisorio di Bengasi ha avuto il riconoscimento esterno da parte di molti degli alleati occidentali, ma ciò non implica la sua legittimazione interna, soprattutto una volta che avrà raggiunto gli obiettivi per cui è stato creato. I ribelli hanno deciso di unire le forze per tre scopi ben precisi e successivi nel tempo: lanciare un’offensiva contro Gheddafi in Tripolitania,  rovesciare il regime, evitare che gli occidentali stabiliscano una presenza nel Paese dopo l’offensiva. Una volta raggiunti tutti e tre gli obiettivi e, dunque, nel momento in cui si apriranno i giochi interni per la gestione del potere, pensare che tutte le diverse istanze religiose, politiche e sociali, che compongono le forze dei ribelli, saranno disposte a deferire la loro autorità al Consiglio, in nome della pace e della rinascita del Paese, risulta piuttosto ottimistico. Gli interessi politici ed economici che si aprono nel dopo Gheddafi sono molti e non tutti sarebbero disposti ad  accantonare gli scopi personalistici, rinunciando alla propria fetta della torta. Con buona probabilità riemergeranno quegli interessi tribali, momentaneamente sacrificati in nome del raggiungimento dell’obiettivo comune. Solo un grande sforzo diplomatico, che però non esclude un ulteriore spargimento di sangue, potrà forse evitare la divisione del Paese.

 



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