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Esteri

IL CASO/ La Serbia "vende" Mladic all’Ue ma a quale prezzo?

Ratko Mladic Ratko Mladic

I rancori nazionalistici covavano quindi da tempo, ma a mandare la Jugoslavia in frantumi fu la crisi economica. Croazia e Slovenia, le aree più ricche del Paese, si sentivano come la vacca grassa munta per sfamare il resto della Jugoslavia. Ma questo sentimento di essere estromessi e marginalizzati da Tito nel 1986 fu espresso anche dall’Accademia serba delle scienze e delle arti.

 

Oggi queste tensioni sono state risolte?

 

Sicuramente la cattura di criminali internazionali come Mladic è un aiuto in questa direzione. Ma soprattutto in Bosnia, dove c’è la presenza di una forza internazionale che mantiene l’ordine pubblico, esistono ancora degli attriti e dei rancori. Nonostante siano passati quasi 20 anni dall’inizio del conflitto, le ferite della guerra non si sono rimarginate. Emblematico l’eccidio di Srebrenica, dove più di ottomila persone vennero trucidate, sepolte nelle fosse comuni e mai completamente identificate. Per non parlare delle ingiustizie che la gente in Bosnia e in Kosovo sente ancora oggi su di sé.

 

Esiste anche il rischio di un’islamizzazione dell’area?

 

Questi rischi ci sono. Antonio Evangelista, ex capo della polizia internazionale in Kosovo e autore del libro La Torre dei crani, descrive le infiltrazioni del fondamentalismo islamico in Kosovo e in Bosnia. Diverse le segnalazioni in questo senso di cui è al corrente anche l’Interpol. L’Islam in Bosnia è sempre stato molto moderato, ma dopo la guerra le cose sono cambiate. Le scuole coraniche sono state incoraggiate, con tutta una serie di sussidi per chi diventava sempre più estremista e ortodosso nella fede islamica, indossando il chador o mandando i figli nei centri di formazione islamici che hanno assunto una connotazione più aggressiva e integralista.

 

(Pietro Vernizzi)

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