BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ATTENTATO HERAT/ Il generale Castagnetti: ecco perché ritirarsi sarebbe un errore

Per il generale FABRIZIO CASTAGNETTI, "un ritiro dall'Afghanistan farebbe tornare il Paese indietro di 10 anni. La politica ponga però degli obiettivi realistici per la missione italiana"

Foto Ansa Foto Ansa

«I militari italiani feriti a Herat non stavano occupando un Paese straniero, ma aiutando le autorità e la popolazione locale. Solo chi come Di Pietro non è mai stato in Afghanistan può metterlo in dubbio, anche perché nelle attività di peacekeeping i nostri soldati sono i migliori al mondo. Ma anche la politica deve fare la sua parte ponendo obiettivi realistici e coordinando i diversi attori presenti sul campo, per evitare che la nostra missione perda la sua incisività». Ad affermarlo è il generale Fabrizio Castagnetti, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano fino al 2009, dopo avere lavorato per anni come osservatore Onu in Libano, Siria, Israele ed Egitto.

Generale Castagnetti, dopo il Libano, ora i nostri militari sono stati attaccati anche in Afghanistan. Vede un collegamento tra i due attentati?

No. L’attentato in Libano è stato causato probabilmente da una diatriba tra i palestinesi sfollati nel Paese dei Cedri, dopo il discorso di Obama sul Medio Oriente e la parziale chiusura del premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’attacco in Afghanistan fa parte invece di un’escalation che nel Paese si verifica quasi ogni estate, dopo la stasi invernale.

L’attacco contro la nostra base a Herat poteva essere previsto?

A essere stato attaccato è stato il Prt (Squadra per la Ricostruzione Provinciale) da sempre situato nel centro della città. Una collocazione scelta per il fatto che le attività di ricostruzione richiedono di rimanere in contatto 24 ore su 24 con le autorità civili afghane e con le Ong presenti sul campo. In questo modo la difesa della sicurezza è più difficoltosa, ma in dieci anni a Herat è avvenuto un unico attentato nel quale è morto un guardiano afghano.

Intanto però Di Pietro ha già chiesto il ritiro dei militari perché «con la violenza non si risolve nulla»…

Solo chi non è mai stato in Afghanistan può fare delle affermazioni fuori luogo come quelle di Di Pietro. Prima di parlare, bisognerebbe avere visto di persona che cosa stanno facendo i nostri soldati a Herat. Non siamo in Afghanistan per compiere azioni violente né per occupare un Paese straniero, ma per aiutare le autorità e la popolazione afghana.

E’ un fatto però che la nostra missione non può durare all’infinito…