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ATTENTATO HERAT/ Il generale Castagnetti: ecco perché ritirarsi sarebbe un errore

Pubblicazione:martedì 31 maggio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

L’Afghanistan è un Paese molto importante a livello strategico, e se la comunità internazionale lo abbandona adesso tutto ritornerà a com’era dieci anni fa. Il problema è però quello di porci degli obiettivi realistici, e restare in Afghanistan fino a quando li avremo raggiunti. Pensare per esempio di poter creare una democrazia, o anche solo una semi-democrazia, è una vera e propria utopia. L’Afghanistan è un Paese che vive ancora nel Medio Evo, e che si scontra con problemi che a un europeo possono sembrare inconcepibili. La società afghana accetta per esempio l’idea di un esercito, ma rifiuta in modo viscerale la presenza della polizia. L’Afghanistan infatti si basa su un sistema tribale e non ha mai avuto poliziotti. In ogni piccolo centro c’è un capo villaggio che ha in mano il potere politico, l’amministrazione della giustizia e il controllo dell’ordine pubblico. Occorre tenere conto di questa realtà.

 

In che modo?

 

La comunità internazionale sta investendo miliardi per la ricostruzione dell’Afghanistan, ma molti progetti sono inutili. Uno di questi, coordinato dall’Italia, prevede la ricostruzione del sistema giudiziario. Un vero errore, perché non si può pensare di educare un afghano a fare il giudice con il metro italiano. Meglio lasciare che la giustizia sia amministrata dai capivillaggio in base ai loro criteri.

 

Ma perché i risultati tardano a venire?

 

Perché la comunità internazionale non ha mai voluto stabilire chi dovesse comandare nel Paese, e quindi è mancato un progetto unitario per la ricostruzione dell’Afghanistan. Occorre una figura politica in grado di coordinare tutti gli sforzi occidentali in Afghanistan sotto il profilo militare, della sicurezza ed economico. Abbiamo i militari, le istituzioni politiche, i rappresentanti Ue, l’Onu, migliaia di Ong, ma nessun coordinamento tra loro. E quindi anche gli aiuti economici, per quanto ingenti, finiscono sparpagliati in tanti progetti senza produrre risultati. Lei su che cosa si concentrerebbe? Personalmente privilegerei i sistemi di irrigazione, le strade e le centrali elettriche. Se iniziamo a fare un pezzo di strada asfaltata, di cui il Paese è privo, oggi ci passerà una bicicletta, fra dieci anni un motorino e fra venti anni un pickup. E in questo modo il Paese crescerà per conto suo.

 

Le regole d’ingaggio vanno cambiate per consentire ai nostri soldati di difendersi?


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