BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ATTENTATO HERAT/ Il generale Castagnetti: ecco perché ritirarsi sarebbe un errore

Foto Ansa Foto Ansa

Le regole d’ingaggio consentono già loro di difendersi, ovviamente nella salvaguardia dei cittadini afghani. Ma gli italiani sono molto attenti a questo, evitando di commettere gli errori degli eserciti di altri Paesi i cui bombardamenti talora hanno coinvolto anche dei bambini. I nostri sono i migliori soldati per le operazioni di peacekeeping, anche perché non sono arroganti e hanno nel loro Dna lo spirito che avevano i nostri migranti: l’italiano si adatta a parlare con tutti, va ovunque ed è in grado di dialogare. Questa nostra differenza è qualcosa che i cittadini residenti percepiscono subito.

 

La Russa nei mesi scorsi aveva proposto di armare i Predator, i nostri aerei senza pilota. Lei è d’accordo?

 

Sì. I missili dei Predator sono armamenti tecnologicamente molto avanzati e che non fanno danni collaterali. Il Predator sta in volo 24 ore senza fare rifornimenti, e quindi prima di dare l’ok al lancio del missile, si può avere la certezza assoluta che l’obiettivo è costituito solo da terroristi e che non ci sono bambini, donne o anziani. L’ordine di attacco infine non è responsabilità del singolo soldato in Afghanistan, ma può venire da Roma, anche dallo stesso ministro della Difesa.

 

I militari italiani sono presenti tra l’altro anche in Libia, Libano, Balcani, Emirati arabi ed Egitto. Il nostro governo dovrebbe concentrarsi solo su alcuni di questi fronti?

 

In primo luogo, quando si mandano i militari italiani in missione di pace all’estero ci dovrebbe essere anche un interesse nazionale. E’ una scelta che non può essere presa solo perché ce l’ha chiesto qualcun altro. Ma il problema di queste operazioni internazionali è che una volta che i soldati arrivano sul territorio, le politiche tendono a dimenticare il problema. I soldati invece vanno per risolvere, assieme ad altri strumenti, dei problemi che sono innanzitutto politici. Se invece la politica si dimentica della presenza di questi soldati, è legittima la domanda: «Ma allora che cosa li abbiamo mandati a fare?».

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.