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DIARIO GERUSALEMME/ Fatah-Hamas, basta un matrimonio di convenienza?

C’è chi lo definisce l’“Anno zero della Palestina”. L’accordo tra Fatah e Hamas può davvero aprire nuove durevoli prospettive? Da Gerusalemme, ANDREA AVVEDUTO

Gerusalemme (Ansa) Gerusalemme (Ansa)

C’è già chi lo definisce l’“Annozero della Palestina”. L’accordo siglato tra Fatah e Hamas in questi giorni potrebbe segnare realmente una svolta nel conflitto arabo-israeliano. Dopo quattro anni di scontri e diciotto mesi di trattative, Abu Mazen ha fatto pace con i signori della Striscia, mentre ora ha tutte le carte in regola per chiedere all’Onu la legittimazione del suo “Stato”. Hamas, dopo anni di malagestio in Gaza e limitrofi, ha fatto buon viso a cattivo gioco. E sotto l’occhio vigile di Omar Suleiman ha celebrato al Cairo le nozze con la leadership palestinese.
Sia Abbas che Meshaal sanno che che il matrimonio non è avvenuto per amore, ma per convenienza. Il punto che li unisce è la lotta a Israele. Per il resto, tra gli analisti c’è chi scommette su quanto durerà il sodalizio. Prendiamo per esempio la morte di Bin Laden. L’autorità palestinese ha accolto la notizia con entusiasmo, con la convinzione che il terrorista più ricercato degli ultimi anni avrebbe danneggiato anche l’immagine stessa dell’islam se fosse rimasto in vita ancora per molto. A Gaza, impero degli ultraradicali, cortei e processioni funebri si sono alternati nelle strade piene di gente furiosa contro l’occidente. Di questi tempi però, con la Siria sull’orlo del baratro e un Medio oriente colpito da un’onda di rivoluzioni senza precedenti, si fa di ogni necessità virtù. Abu Mazen si è tolto un piccolo sassolino dalla scarpa per correre più velocemente all’assemblea generale dell’Onu in settembre e chiedere a tutto il mondo il riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese, secondo i confini tracciati dalla guerra dei sei giorni, nel 1967. Hamas ha ottenuto la garanzia di sopravvivere ancora un po’.