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IL CASO/ 1. Gli arabi e la strana inversione a U di Obama

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Benjamin Netanyahu con Barack Obama alla Casa Bianca il 20 maggio scorso (Ansa)  Benjamin Netanyahu con Barack Obama alla Casa Bianca il 20 maggio scorso (Ansa)

Gli Stati Uniti, insomma, hanno forse già perso molte occasioni di farsi garanti di quella “legittimità democratica” che le società arabe in questo 2011 - e non i paesi occidentali nella loro tradizione culturale - hanno reso davvero un valore universale. Resta infine l’aspetto più spinoso che impedisce al cerchio di quadrare: la recente complicazione della questione israelo-palestinese, in cui Washington continua a marciare su posizioni avite, i cui effetti sono già stati testati e dunque prevedibili. Di fronte alla rinnovata volontà dell’Autorità nazionale palestinese di rilanciare il riconoscimento dello Stato di Palestina, che il presidente dell’Anp Abu Mazen ha già annunciato di voler presentare all’Onu a settembre 2011, l’America si è dimostrata ancora una volta ostaggio delle posizioni di Israele: in un primo momento ha accolto la proposta palestinese a riconoscere le frontiere del 1967 per poi chiamare in causa, in modo imbarazzante, il misunderstanding, proclamando di fronte alla platea del più grande gruppo lobbistico israeliano che i confini dello Stato ebraico sono inviolabili. L’intransigenza americana nei confronti di Hamas, poi, sembra non essere memore del vecchio proposito di Israele a non voler trattare con i Palestinesi perché “disuniti”. Adesso che essi sono uniti, ovviamente, Netanyahu non vuole trattare con i Palestinesi finché saranno alleati di Hamas.

Il double standard usato dall’America nei confronti degli Stati arabi e dello Stato ebraico è la più elevata cifra della destabilizzazione regionale. E questo vale ancor più adesso che le società arabe, quella palestinese inclusa, hanno espresso la volontà di autodeterminarsi. Il vero cambiamento strutturale della dinamica relazionale tra occidente e mondo arabo sta proprio qui. Nulla, invece, sembra cambiare dall’altra parte, se non nelle belle parole del Presidente. E non saranno soltanto 40 miliardi di dollari, stanziati dai grandi della terra nel G8 di Deauville, e l’aver tirato via Bin Laden dal pantheon dei cattivi della terra a rendere le cose più facili.



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