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CASO BATTISTI/ Quella volta, a Copacabana, con Lula in albergo da Sarkozy…

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Il caso Battisti si chiude come una vergogna annunciata. Dopo quattro anni l’ex terrorista-rapinatore esce dal carcere e l’immagine di lui che saluta dall’auto  ricorda molto da vicino quella di Alberto Sordi nel film “I vitelloni” che prende in giro, ricordate come, i “lavoratori”. Solo che in quel caso l’auto va in panne dopo duecento metri e Albertone se la deve dare a gambe per sfuggire all’ira degli sbeffeggiati. Ho l’impressione, invece, che Battisti e soprattutto la multinazionale che lo protegge - e che non a caso lo aveva condotto in Brasile - abbia studiato le cose ben bene per lui.

Una vicenda vergognosa, si diceva, e dall’esito scontato. È come se si fosse voluto cinicamente protrarre il film all’infinito, per fare in modo che nel frattempo gli spettatori si annoiassero e rimanessero solo in quattro-cinque in sala. Si trattava cioè di allentare l’attenzione dei media italiani, è stato questo l’inconfessabile, forse tacito, accordo fra il Brasile e il nostro governo, che infatti mai sul caso Battisti, nello scenario internazionale, ha posto in essere atti conseguenziali all’indignazione esibita ad uso interno.

Non c’era, infatti, nessuna realistica speranza di vincere nella sede dell’incolpevole Corte Suprema brasiliana, ed è ipocrita prendersela ora con i giudici. La loro decisione si basa infatti su un provvedimento squisitamente politico, quale è la scellerata dichiarazione di rifugiato concessa a Battisti dall’allora ministro della Giustizia Tarso Genro e confermata in seconda istanza al termine del mandato dall’ex presidente Lula. E a un rifugiato politico il Tribunale brasiliano non aveva e non ha alcun potere per concedere l’estradizione, è quindi sul piano politico-internazionale che la partita andava giocata, se mai ve ne fosse stata l’intenzione.

Ecco il punto, credo che non ve sia stata l’intenzione. "A Lula mi sento assolutamente vicino perché, pur essendo la mia provenienza assolutamente diversa, siamo fatti allo stesso modo ed infatti ci siamo capiti bene subito, sin dall'inizio". Così Berlusconi nel corso della sua visita di un anno fa a Brasilia. Dichiarazioni che si conciliavano bene con la stipula del trattato di cooperazione che fu infatti siglato in quell’occasione (e che dovrebbe portare commesse di ogni tipo, in primo luogo militari, si parla di 10 miliardi) ma nessuno spazio fu trovato per una sia pur tiepida contestazione della vicenda Battisti.


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COMMENTI
10/06/2011 - Falsi rivoluzionari e veri assassini (spadon gino)

Com'era da aspettarselo Brasilia ha pronunciato il suo no contro l’estradizione di BattistiI. Decisione della quale, ahimé, siamo in parte responsabili. Già qualche tempo fa il Presidente Napolitano aveva lamentato che fosse "mancato qualcosa alla cultura e alla politica italiane per far capire davvero il senso di ciò che accadde negli anni del terrorismo". E il “qualcosa” fu il non aver fatto capire che i cosiddetti "anni bui" non furono gli anni di una "guerra civile", bensì la stagione di uno scontro fra gli uomini di uno Stato democratico e una banda di criminali. Che i brigatisti rossi fossero dei terroristi sanguinari ne abbi consapevolezza quando ascoltai la drammatica telefonata con la quale Moretti diceva alla moglie di Aldo Moro: "Dica ai responsabili della Democrazia cristiana di intervenire altrimenti saremo costretti a uccidere, pur non volendolo, il professore". Mi colpi il garbo, in quel momento surreale, di chi parlava, l'ossequio contenuto in quella parola "professore", il rammarico implicito di dover fare qualcosa che non si voleva fare. Ora questa stessa gente che usava toni così pacati parlando di un potente, o di un ex potente, non aveva esitato ad ammazzare pochi giorni prima, senza tanti “riguardi”, cinque uomini della sua scorta pagati con un tozzo di pane. Non ebbi bisogno di analisi di cause e di fini per capire che ci trovavamo di fronte a delinquenti della peggior specie che credevano di nobilitarsi col nome di "combattenti del popolo".KGLN8

 
10/06/2011 - aut dedere aut iudicare (francesco scifo)

La mancata estradizione del terrorista italiano dal Brasile conferma che, sul piano delle misure di contrasto del fenomeno terroristico, al di là delle misure di polizia finanziaria, d’intelligence, militari, appare riduttivo puntare solo sull’istituto dell’estradizione dei rei. Andrebbero valorizzati definitivamente gli istituti dell’arbitrato internazionale (ciascuno degli Stati interessati nomina un arbitro e gli arbitri designati nominano un terzo arbitro e tale corte giudicherà la natura del reato imputato all’estradando). Tale soluzione è proponibile ad esempio al Brasile; oppure si dovrà dare vigore al noto principio dell’aut dedere aut iudicare: o lo Stato consegna il terrorista, o si impegna a giudicarlo lui stesso davanti a una sua corte penale.

 
10/06/2011 - cOME DIFENDERCI DALL'OSTILITA' FAZIOSA? (celestino ferraro)

CESARE MARTINETTI “Il ritorno in libertà di Cesare Battisti segna l’ultimo atto di una vicenda che si chiude con una sconfitta totale dell’Italia. Non solo per la giustizia negata di cui si lamenteranno - a ragione - i parenti delle vittime di Battisti e della sua banda (i Pac, proletari armati per il comunismo). Ma anche e soprattutto per il vuoto di credibilità internazionale del nostro Paese” … Mi sembrava impossibile che il salmo cantato non finisse imprecando contro il Cavaliere. Menomale che l’epidemia di Escheria Coli è scoppiata in Germania, altrimenti al Cavaliere sarebbe stata addossata anche la responsabilità dell’untore. È questo lo stato dell’arte nel nostro Paese e non c’è firma di prestigio che non si diletti a commentare sulle incapacità del Cavaliere a scorreggiare in sordina. Cesare Battisti, gentiluomo del terrorismo rosso, fuggito dalla Francia in Brasile per sottrarsi a 4 ergastoli comminatigli dalla Giustizia italiana, trova in Brasile il mallevadore della sua ignominia, tal Lula, capo dello Stato brasiliano, mezzo tappo barbuto e facinoroso, fedifrago degli impegni internazionali sottoscritti a tutela del diritto umanitario: e la colpa di chi è? Del Solito Berlusconi che non ha saputo farsi rispettare. Come con Gheddafi al quale il Cavaliere baciò ragionatamente la mano (Quarantamila extracomunitari scaricati su Lampedusa). Cosa significa? È legittimo che le penne di molti quotidiani si dilettino a t

 
10/06/2011 - guardo i nostri politici e... (francesco taddei)

una tristezza così forte mi prende che le forze vanno via.

 
10/06/2011 - BASTA L'INDIGNAZIONE? (Stefano Giuliani)

Il pluriomicida C. Battisti, protetto dai fans del totalitarismo sinistro (che vive e vegeta rigoglioso nelle tv e in internet, senza dimenticare le scuole) guardato di sbieco dal "debole" Governo Italiano (ma è responsabilità solo di S. Berlusconi & Co. o riguarda anche i Sigg. A. Ciampi e R. Prodi?)si dà alla macchia ancora una volta, e noi ci indigniamo. Può bastare? Mi ricordo quell'uomo solo davanti ai carri armati il 5.6.1989 in piazza Tien An Men e le tenacia del Governo Israeliano nel perseguire i criminali nazisti alla macchia. NON PUO' BASTARE L'INDIGNAZIONE E NON POSSIAMO LASCIARE SOLE LE FAMIGLIE VITTIME DEL TERRORISMO ITALIANO DEGLI ANNI DI PIOMBO, un saluto, STEFANO