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Esteri

CASO BATTISTI/ Quella volta, a Copacabana, con Lula in albergo da Sarkozy…

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In realtà, però, una possibilità ancora c’era, ed era stato lo stesso ministro Franco Frattini a minacciarla: il ricorso alla Corte dell’Aja. Essendo una sede Onu, l’atto avrebbe infatti comportato una vera e propria chiamata in giudizio del Brasile, e non più di Battisti, per violazione del trattato bilaterale sulle estradizioni. Ancora una volta la più attenta stampa brasiliana ci ha anche rivelato che i costituzionalisti erano convinti, in Brasile, che se l’Italia avesse scelto questa strada sarebbe risultata vittoriosa. Invece niente.

Per non dire del presunto richiamo dell’ambasciatore che, a quanto ci risulta, è solo rientrato in Italia per qualche giorno, così per fare il punto, senza che niente - neanche stavolta - desse l’idea che si faceva sul serio. Ora, come si diceva, il Tribunale brasiliano ha deciso nell’unico modo in cui - rebus sic stantibus - poteva decidere.

Vorrei solo aggiungere una riflessione. Non ho nulla contro gli ex terroristi, purché veramente ex, anzi di alcuni di loro sono profondamente amico e non me ne vergogno, credo che il recupero dopo l’espiazione e il pentimento sincero siano valori evangelici e costituzionali insieme. Il vero trionfo dello Stato, insomma.

Ma qui il garantismo non c’entra niente. Qui siamo di fronte a un pluriomicida evaso e contumace, che senza dar adito a nessuna ammissione e men che meno pentimento le ha studiate tutte per scappare, facendo in tempo ad entrare nel frattempo nel giro della cultura radical chic di sinistra francese, che ha studiato per lui dove e come condurlo per farla franca, una volta finita, in Francia, la cosiddetta dottrina Mitterand.

Sarkozy, dopo il suo arresto, si fece la sua luna di miele guarda caso proprio a Copacabana, appena dopo che Battisti era stato scovato proprio su quelle spiagge: ricevette Lula in albergo e con tutta probabilità gli raccomandò il caso dell’amico di sua moglie ex criminale, poi terrorista, diventato scrittore. Missione compiuta, quindi, anche se son dovuti passare tre anni e mezzo.

Quando Gheddafi cannoneggiò un nostro peschereccio Frattini disse che questo non metteva in discussione l’amicizia con la Libia. Qui sembra ripetersi la stessa storia. E anche se il ministro degli Esteri dice che ricorrerà, stavolta, finalmente, alla Corte dell’Aja noi - in attesa, senza grande fiducia ormai - un po’ di vergogna per la dignità che dimostriamo sul piano internazionale la proviamo. Senza neanche bisogno di parlare della nipote di Mubarak. Anzi, a proposito, dov'è finita l'opposizione su questa vergognosa vicenda?

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COMMENTI
10/06/2011 - Falsi rivoluzionari e veri assassini (spadon gino)

Com'era da aspettarselo Brasilia ha pronunciato il suo no contro l’estradizione di BattistiI. Decisione della quale, ahimé, siamo in parte responsabili. Già qualche tempo fa il Presidente Napolitano aveva lamentato che fosse "mancato qualcosa alla cultura e alla politica italiane per far capire davvero il senso di ciò che accadde negli anni del terrorismo". E il “qualcosa” fu il non aver fatto capire che i cosiddetti "anni bui" non furono gli anni di una "guerra civile", bensì la stagione di uno scontro fra gli uomini di uno Stato democratico e una banda di criminali. Che i brigatisti rossi fossero dei terroristi sanguinari ne abbi consapevolezza quando ascoltai la drammatica telefonata con la quale Moretti diceva alla moglie di Aldo Moro: "Dica ai responsabili della Democrazia cristiana di intervenire altrimenti saremo costretti a uccidere, pur non volendolo, il professore". Mi colpi il garbo, in quel momento surreale, di chi parlava, l'ossequio contenuto in quella parola "professore", il rammarico implicito di dover fare qualcosa che non si voleva fare. Ora questa stessa gente che usava toni così pacati parlando di un potente, o di un ex potente, non aveva esitato ad ammazzare pochi giorni prima, senza tanti “riguardi”, cinque uomini della sua scorta pagati con un tozzo di pane. Non ebbi bisogno di analisi di cause e di fini per capire che ci trovavamo di fronte a delinquenti della peggior specie che credevano di nobilitarsi col nome di "combattenti del popolo".KGLN8

 
10/06/2011 - aut dedere aut iudicare (francesco scifo)

La mancata estradizione del terrorista italiano dal Brasile conferma che, sul piano delle misure di contrasto del fenomeno terroristico, al di là delle misure di polizia finanziaria, d’intelligence, militari, appare riduttivo puntare solo sull’istituto dell’estradizione dei rei. Andrebbero valorizzati definitivamente gli istituti dell’arbitrato internazionale (ciascuno degli Stati interessati nomina un arbitro e gli arbitri designati nominano un terzo arbitro e tale corte giudicherà la natura del reato imputato all’estradando). Tale soluzione è proponibile ad esempio al Brasile; oppure si dovrà dare vigore al noto principio dell’aut dedere aut iudicare: o lo Stato consegna il terrorista, o si impegna a giudicarlo lui stesso davanti a una sua corte penale.

 
10/06/2011 - cOME DIFENDERCI DALL'OSTILITA' FAZIOSA? (celestino ferraro)

CESARE MARTINETTI “Il ritorno in libertà di Cesare Battisti segna l’ultimo atto di una vicenda che si chiude con una sconfitta totale dell’Italia. Non solo per la giustizia negata di cui si lamenteranno - a ragione - i parenti delle vittime di Battisti e della sua banda (i Pac, proletari armati per il comunismo). Ma anche e soprattutto per il vuoto di credibilità internazionale del nostro Paese” … Mi sembrava impossibile che il salmo cantato non finisse imprecando contro il Cavaliere. Menomale che l’epidemia di Escheria Coli è scoppiata in Germania, altrimenti al Cavaliere sarebbe stata addossata anche la responsabilità dell’untore. È questo lo stato dell’arte nel nostro Paese e non c’è firma di prestigio che non si diletti a commentare sulle incapacità del Cavaliere a scorreggiare in sordina. Cesare Battisti, gentiluomo del terrorismo rosso, fuggito dalla Francia in Brasile per sottrarsi a 4 ergastoli comminatigli dalla Giustizia italiana, trova in Brasile il mallevadore della sua ignominia, tal Lula, capo dello Stato brasiliano, mezzo tappo barbuto e facinoroso, fedifrago degli impegni internazionali sottoscritti a tutela del diritto umanitario: e la colpa di chi è? Del Solito Berlusconi che non ha saputo farsi rispettare. Come con Gheddafi al quale il Cavaliere baciò ragionatamente la mano (Quarantamila extracomunitari scaricati su Lampedusa). Cosa significa? È legittimo che le penne di molti quotidiani si dilettino a t

 
10/06/2011 - guardo i nostri politici e... (francesco taddei)

una tristezza così forte mi prende che le forze vanno via.

 
10/06/2011 - BASTA L'INDIGNAZIONE? (Stefano Giuliani)

Il pluriomicida C. Battisti, protetto dai fans del totalitarismo sinistro (che vive e vegeta rigoglioso nelle tv e in internet, senza dimenticare le scuole) guardato di sbieco dal "debole" Governo Italiano (ma è responsabilità solo di S. Berlusconi & Co. o riguarda anche i Sigg. A. Ciampi e R. Prodi?)si dà alla macchia ancora una volta, e noi ci indigniamo. Può bastare? Mi ricordo quell'uomo solo davanti ai carri armati il 5.6.1989 in piazza Tien An Men e le tenacia del Governo Israeliano nel perseguire i criminali nazisti alla macchia. NON PUO' BASTARE L'INDIGNAZIONE E NON POSSIAMO LASCIARE SOLE LE FAMIGLIE VITTIME DEL TERRORISMO ITALIANO DEGLI ANNI DI PIOMBO, un saluto, STEFANO