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TURCHIA/ Chi sono i partiti che hanno "fermato" Erdogan?

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Recep Tayyip Erdogan, premier uscente, ha rivinto le elezioni (Ansa)  Recep Tayyip Erdogan, premier uscente, ha rivinto le elezioni (Ansa)

Nelle file all’opposizione sono forti i timori che le manovre costituzionali possano aprire il varco ad infiltrazioni ideologiche all’interno di organi preposti a salvaguardare il kemalismo e sale la preoccupazione che l’AKP, attestandosi come un attore dominante all’interno del sistema politico, possa ottenere il consenso di qualche candidato indipendente e proporre le tanto attese riforme, avviando il Paese in una direzione ancor più conservatrice e autoritaria.

Nel suo orientamento di moderato islamismo l’AKP nasce come un nuovo partito di centro-destra che vuole ridefinire le relazioni tra lo Stato e la società e marcare il mutamento dell’ideologia della Repubblica di Turchia da un’interpretazione dogmatica del kemalismo ad una concezione multiculturale della Nazione, contribuendo a presentare il Paese come un attore influente sullo scenario globale. Grazie alla sua collocazione geografica e alla direzione di Ahmet Davutoglu negli affari internazionali, la Turchia di Erdogan ha sviluppato buone relazioni con i vicini caucasici, mediterranei e mediorientali, offrendo al mondo arabo un funzionante esempio di democrazia musulmana. Tale approccio ideologico è l’esito della richiesta degli emergenti attori economici e di quelle correnti che, storicamente in favore delle classi medie conservatrici, hanno spinto per arricchire le idee del nuovo partito, tra cui non è da sottostimare la flessibilità delle comunità islamiche locali nell’adattarsi alla nuova realtà urbana della Turchia.

Come il supporto elettorale dimostra chiaramente, dopo otto anni di governo l’AKP è considerato un partito che unifica le masse con l’obiettivo di crearsi un ampio spazio di autonomia nella scena politica e preservare la permanenza al potere. Lo sconcerto riguarda la direzione che imboccherà la Turchia con il nuovo mandato dell’AKP: le dinamiche degli ultimi tempi hanno chiaramente messo in luce tutte le difficoltà del processo di democratizzazione e di adesione all’Unione europea, che tuttavia non hanno evitato a Recep Tayyip Erdogan di istituzionalizzare il proprio controllo politico nello spazio pubblico, perfettamente in linea con la sua ambizione di sostituire Abdullah Gul alla Presidenza della Repubblica.

Quella di domani sarà certamente una Turchia diversa e se davvero abbraccerà ogni cittadino ampliando la sfera di responsabilità del governo nel suo orientamento liberale - come ha affermato il Primo ministro - saranno i fatti a dimostrarlo.



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