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SCENARI/ I massacri di Assad "avvicinano" la Turchia all'Europa?

Pubblicazione:martedì 14 giugno 2011

Nei pressi della città siriana di Qunitra (Ansa) Nei pressi della città siriana di Qunitra (Ansa)

Anche perché influenzata dalla coincidenza con la corsa alle elezioni turche del 12 giugno - in cui Erdogan mirava al bagno di consensi (2/3 dell’elettorato) necessario a metter mano alla Costituzione - la rivoluzione siriana è stata un vero e proprio banco di prova per il primo ministro turco. Il capo dell’AKP ha, infatti, scommesso sull’identità liberale della Turchia, sottolineando l’evoluzione del suo progetto politico e sancendo, nel panorama regionale, la profonda differenza tra il suo paese e l’Iran (che ha invece prontamente offerto al regime di Bashar al Assad tutto il suo raffinatissimo know-how in materia di repressione delle rivolte interne). La Turchia di certo non rinuncia alle sue ambizioni egemoniche sul mondo arabo, tanto più nel momento storico in cui la domanda di democrazia proveniente da quest’area offre alla potenza anatolica l’occasione di proporre un modello politico unico nella conciliazione di democrazia e religione islamica; ma l’evoluzione delle intifade - dalle complicate situazioni libica, siriana e yemenita agli arrancanti tentativi della Tunisia e dell’Egitto di pianificare ex post una transizione non prefigurata ex ante la caduta del potere contestato - rende ormai chiaro al governo di Ankara che qualsiasi tipo di ingerenza negli affari arabi comporterà l’assunzione di numerosi rischi; mentre la precarietà dell’equilibrio regionale rappresenta sempre più una spina nel fianco della Turchia che sul piano economico, politico e culturale corre ad una velocità diversa dal resto dei suoi vicini.



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