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IL CASO/ L'altra verità sulla guerra della Nato (e dell’Italia) contro Gheddafi

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Bombardamenti su Tripoli (Ansa)  Bombardamenti su Tripoli (Ansa)

Sono stati abbattuti anche dei palazzi civili, dove vivevano persone in carne e ossa. Al punto che a Zawia c’è un gruppo di avvocati che si vuole costituire parte civile al tribunale internazionale dell’Aia. La Nato sta uccidendo dei civili, questa è la verità, e il governo italiano sta contribuendo a farlo.

Più in generale com’è la situazione a Tripoli?

Ai distributori di benzina ci sono code infinite e ci fanno mancare gli alimentari. Il governo libico non può acquistare le medicine perché devono passare solo dalla Croce rossa o da Medici senza frontiere, mentre a Bengasi possono arrivare senza alcuna limitazione. Le società private sono tutte chiuse, e quindi i loro dipendenti sono a casa senza stipendio. Inoltre a Tripoli mancano le banconote, perché il governo libico non ha una zecca e le faceva stampare in Inghilterra. A inizio febbraio il Regno Unito doveva consegnare un aereo carico di banconote per la Libia, ma la consegna è stata ritardata fino a quando è scoppiata la guerra, e a quel punto le banconote non sono più arrivate. Tanto che il governo ha approvato un’ordinanza per cui non si possono ritirare più di mille dinari al mese (pari a circa 600 euro).

La maggioranza della popolazione di Tripoli è favorevole a Gheddafi?

Questo lo potrebbero stabilire solo le elezioni. Tra i miei amici ci sono persone sia a favore sia contro Gheddafi, e ormai stanno formando sempre di più dei partiti politici in lotta tra loro. Ma quello che conta è che Gheddafi è soltanto la cima della piramide del sistema di potere libico: una volta cacciato il rais, in Libia non cambierà nulla.

Che cosa rischiano gli oppositori che a Tripoli dicono di essere contro Gheddafi?

Molto meno di quello che pensiamo noi in Europa. E comunque neanche a Bengasi c’è maggiore libertà. Io sono in contatto con molte donne libiche, che sono venute a testimoniare di fronte alla nostra commissione. Mi hanno rivelato che le loro famiglie a Bengasi non possono dire di essere a favore di Gheddafi, altrimenti finiscono per essere linciate dai ribelli. Per non parlare del fatto che qui in Libia finora non c’è stata una sola manifestazione pacifica: quelle contro Gheddafi erano tutte armate.

Che cosa ne pensa la popolazione libica dell’intervento italiano?

I libici si sentono traditi, perché l’Italia ha sempre dichiarato di essere il loro primo amico in Occidente. Il nostro governo avrebbe quindi dovuto cercare una soluzione pacifica, evitando un intervento militare. Ora i libici si sono resi conto di quanto fosse venale la nostra amicizia. Appena Francia e Usa hanno accusato il governo libico di ammazzare i civili, ci abbiamo creduto a occhi chiusi senza nemmeno inviare una commissione d’inchiesta.

Ma lei può esprimersi liberamente o è sottoposta a restrizioni?



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