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SCENARI/ Perchè c'è il fantasma di Assad dietro l'ultimo governo libanese?

Pubblicazione:venerdì 17 giugno 2011

Nagib Mikati e il presidente Suleiman il giorno della formazione del governo (Ansa) Nagib Mikati e il presidente Suleiman il giorno della formazione del governo (Ansa)

Dopo 5 mesi di vuoto di potere, mentre il fare e il disfare sembravano essere diventati ormai i passatempi preferiti nel palazzo del Parlamento di Beirut e l’assuefazione alla dinamica del negoziato perenne ormai il trait d’union di tutte le componenti del sistema politico e sociale, martedì scorso, senza preamboli, il nuovo governo libanese è stato formato, annunciato ed entrato in carica la mattina dopo. Per capire come mai, dopo tanti cambi di luna e d’umore, l’accordo necessario a mettere in piedi un nuovo gabinetto è stato raggiunto in Libano, bisogna guardare, ancora una volta - come si fa ormai da oltre 30 anni - a quello che sta succedendo in Siria.

Che il regime di Damasco non abbia mai voluto abbandonare le sue mire egemoniche sul piccolo paese confinante è cosa ben nota. Certo, la rivoluzione dei Cedri del 2005, seguita all’assassinio dell’ex premier libanese Rafic Hariri (di cui la Siria fu ritenuta subito responsabile) sembrava aver messo fine all’ingerenza politica e militare di Damasco negli affari interni del Libano. La vittoria elettorale di Saad Hariri, figlio di Rafic, nel giugno 2009, aveva poi rafforzato quel senso di intolleranza civica nei confronti della presenza straniera e rinvigorito la speranza di poter finalmente affermare la sovranità territoriale e politica del paese dei Cedri.

Ma che fossero soltanto illusioni si è anche fatto presto a capirlo. L’impasse del tribunale dell’Onu, istituito nel 2005 per individuare gli assassini di Hariri, ha, infatti, continuato ad essere gestita più a Damasco e Ryad che a Beirut. Nel gennaio 2011, poi, nel momento culminante della crisi dei rapporti tra il Tribunale e il governo libanese, mentre nel resto della regione cominciavano a sbocciare i fiori della primavera araba, in Libano il governo di Hariri - a capo della coalizione parlamentare del 14 marzo e dell’allora governo di unità nazionale (che coinvolgeva cioè forze della maggioranza e dell’opposizione) - è caduto per la dimissione di 11 ministri del blocco dell’8 marzo, capeggiato da Hezbollah, e per il cambio di bandiera del leader del Partito Socialista, il druzo Walid Jumblatt, che ha così voltato le spalle ad Hariri.


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