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Esteri

SCENARI/ Perchè c'è il fantasma di Assad dietro l'ultimo governo libanese?

Nagib Mikati e il presidente Suleiman il giorno della formazione del governo (Ansa)Nagib Mikati e il presidente Suleiman il giorno della formazione del governo (Ansa)

L’Hezbollah libanese aveva allora la piena maggioranza nelle sue mani, avrebbe potuto designare un premier appartenente al gruppo parlamentare dell’8 marzo, che potesse ben rappresentare l’identità ideologica della coalizione e ribaltare il quadro politico a proprio vantaggio. E invece la nuova maggioranza ha voluto nominare alla carica di premier Nagib Mikati, uomo d’affari sunnita, proveniente da Tripoli, scollato dalle istanze ideologiche dell’8 marzo, non ostile alla famiglia Hariri ma anche amico personale del presidente siriano Bashar al Assad. Mikati è stato lanciato sulla scena come l’uomo della mediazione, garante dell’equilibrio del sistema politico e figura funzionale alla costituzione di un nuovo governo di unità nazionale. Ben presto ci si è però resi conto di quanto il businessman tripolino fosse troppo debole per aggregar tutte le parti politiche. Dalla sua designazione in poi il balletto delle riunioni senza esito ha marcato di ridicolo gli ultimi 5 mesi della politica libanese: ogni settimana il governo sembrava pronto a formarsi e l’indomani qualcuno cambiava idea, fino a quando tra l’altro le forze del 14 marzo hanno annunciato ufficialmente che non avrebbero partecipato al nuovo gabinetto. 

Il sospetto che dietro la stagnazione libanese ci fosse la mancanza di volontà damascena di vedere il Libano tornare ad una seppur apparente stabilità, con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, è venuto a molti. Che i capi della coalizione dell’8 marzo - e non solo gli Hezbollah - concertino ogni decisione con il regime siriano è realtà conosciuta in questo paese. È, d’altra parte, sorprendente come il blocco della frontiera siriana nei confronti del mondo intero, al fine di arginare la fuga di notizie dal paese, non abbia mai fatto perdere intensità al traffico di Mercedes a vetri scuri lungo la valle della Bekka che collega Beirut a Damasco. E non è un caso che la formazione del nuovo governo libanese sia giunta al ritorno da un viaggio di Walid Jumblatt con rotta Damasco-Parigi-Damasco-Beirut. La formazione del recente governo libanese sembra confermare ancora una volta che il burattinaio del teatro politico del paese dei Cedri faccia di nome Assad.