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ISLAM/ Ecco il "gioco di specchi" che inganna l’occidente

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Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)  Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)

Il passaggio di consegne non appare poi così difficile, visto che abbiamo scoperto, con una certa sorpresa e, a volte, con  un certo disappunto, che le masse giovanili arabe utilizzano i social network per chiedere la libertà. Questo è sufficiente per sostenere che la società araba è pronta per il salto verso un modus vivendi occidentale, anzi lo sta reclamando a gran voce?

Forse in tutto questo c’è un errore di prospettiva che non tiene conto di tanti anni di storia e di tradizioni consolidate. Se da un lato è vero che all’interno di molti movimenti dell’islam politico si è venuta creando negli ultimi anni una nuova generazione di giovani che hanno le stesse esigenze dei loro coetanei, dall’altra ciò non implica che da questo momento in poi tutta la tradizione islamica possa essere resettata e dalle ceneri delle rivolte possa rinascere una sorta di “islam all’occidentale”.

Le semplificazioni sono sicuramente rassicuranti perché apparentemente ci consentono di comprendere ciò che è “diverso da noi”, ma sono alquanto pericolose. Anche in questo caso l’errore dell’occidente sta nel voler vedere a tutti i costi i complessi percorsi politici del Medio oriente con le “lenti occidentali”. Ma così non è, i giovani nelle piazze hanno inneggiato a “pane e libertà”, chiedendo “lavoro”, ma raramente negli striscioni si è letta la parola “democrazia” o “modernità”. Le equazioni libertà = democrazia o modernità = libertà  restano, dunque, concetti piuttosto occidentali.

Non resta allora che spogliarci delle nostre rassicuranti rappresentazioni e tentare di pensare a quale potrebbe essere l’islam degli arabi in un contesto di grandi fermenti in cui la ricerca della libertà genererà probabilmente un cambiamento; cambiamento, però, che non può essere letto secondo gli schemi della consolidata tradizione democratica occidentale.

La terza via dell’islam. Da quanto appena affermato emergono due grandi semplificazioni sull’islam. La prima, quella più consolidata nell’immaginario collettivo, di un islam violento, distruttivo, una minaccia per la stabilità politica ma anche sociale dell’occidente; la seconda, più soft e rassicurante, ma non meno errata, di un islam aprioristicamente inglobabile negli schemi della modernità accidentalmente intesa.



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