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ISLAM/ Ecco il "gioco di specchi" che inganna l’occidente

Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa) Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)

Ciò sembra rendere impossibile l’esistenza di una terza via dell’islam e cioè che le nazioni islamiche seguano la loro storia, le loro dinamiche interne sulle quali l’occidente svolge un’influenza abbastanza marginale e non necessariamente funge da modello. Il “vento della storia” soffia nel mondo islamico in direzioni e con movimenti estranei alla nostra tradizione. Quanto avvenuto in Egitto, in Tunisia e, per certi versi, anche in Libia risponde a fenomeni interni alle società arabe che hanno poco a che spartire con la storia occidentale e che i modelli occidentali non sono in grado di spiegare e comprendere appieno.

È probabile che, se l’auspicata attuazione di sistemi democratici nei Paesi della primavera araba si concretizzerà nell’accesso delle masse alla politica, tale accesso agevolerà partiti e movimenti che si riferiscono all’islam. Non è un caso che  in Egitto quello dei Fratelli Musulmani sia uno dei pochi partiti organizzati e non è un caso che siano stati proprio loro a far votare i dieci punti del referendum dello scorso marzo, a far varare la nuova costituzione e a programmare le nuove elezioni legislative per il mese di settembre 2011.

Qualunque cosa accadrà nei Paesi delle rivolte arabe, dunque, non avverrà secondo i nostri consolidati standard. Se in Medio oriente dalle ceneri della primavera araba germoglierà un vero processo di sviluppo, lo farà, nella migliore delle ipotesi, modificando i nostri modelli, e non certo seguendone uno da noi “preconfezionato”.

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