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ISLAM/ Ecco il "gioco di specchi" che inganna l’occidente

Pubblicazione:giovedì 2 giugno 2011

Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa) Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)

Ciò sembra rendere impossibile l’esistenza di una terza via dell’islam e cioè che le nazioni islamiche seguano la loro storia, le loro dinamiche interne sulle quali l’occidente svolge un’influenza abbastanza marginale e non necessariamente funge da modello. Il “vento della storia” soffia nel mondo islamico in direzioni e con movimenti estranei alla nostra tradizione. Quanto avvenuto in Egitto, in Tunisia e, per certi versi, anche in Libia risponde a fenomeni interni alle società arabe che hanno poco a che spartire con la storia occidentale e che i modelli occidentali non sono in grado di spiegare e comprendere appieno.

È probabile che, se l’auspicata attuazione di sistemi democratici nei Paesi della primavera araba si concretizzerà nell’accesso delle masse alla politica, tale accesso agevolerà partiti e movimenti che si riferiscono all’islam. Non è un caso che  in Egitto quello dei Fratelli Musulmani sia uno dei pochi partiti organizzati e non è un caso che siano stati proprio loro a far votare i dieci punti del referendum dello scorso marzo, a far varare la nuova costituzione e a programmare le nuove elezioni legislative per il mese di settembre 2011.

Qualunque cosa accadrà nei Paesi delle rivolte arabe, dunque, non avverrà secondo i nostri consolidati standard. Se in Medio oriente dalle ceneri della primavera araba germoglierà un vero processo di sviluppo, lo farà, nella migliore delle ipotesi, modificando i nostri modelli, e non certo seguendone uno da noi “preconfezionato”.



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