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IL CASO/ Sbai: Marocco, il "fallimento" della primavera araba

Pubblicazione:giovedì 23 giugno 2011

Scontri in Egitto durante la rivoluzione (Ansa) Scontri in Egitto durante la rivoluzione (Ansa)

È un guardarsi allo specchio e dirsi che il passo è stato fatto e ora non si torna più indietro: le piazze lo hanno dimostrato e anche quelle che manifestavano in disaccordo, testimoniano di un paese vivo in cui il non essere sulla stessa linea non significa necessariamente essere nemici. Ma solo avere voglia di pensare e di mettere in evidenza che tutto è migliorabile, perché frutto del pensare e dell’agire umano.

Un cenno significativo merita la certificazione storica delle anime del Marocco: africana, andalusa, ebraica, mediterranea. Quattro aggettivi per testimoniare un paese che sa bene quali siano le sue radici e quali saranno i rami che ne comporranno l’albero della storia futura. Le donne, poi, sono il cardine di grossa parte della riforma; senza più dubbi ormai l’uguaglianza e la parità di accesso alle opportunità è sancita costituzionalmente. Un obiettivo raggiunto, che, assieme alla Moudawana (codice del diritto di famiglia rinnovato), pone il Marocco all’avanguardia in tema di rispetto dei diritti delle donne.

Uno stato costituzionale, aperto, conscio dei diritti, impegnato nel rispetto delle previsioni di legge. Un’immagine che stride profondamente con quella che il mondo ama chiamare, secondo me erroneamente, “primavera araba”. Qui non è la rivoluzione e scuotere il Marocco, ma è il Marocco a prenderne in mano le redini, con saggezza e lungimiranza, non lasciando mano libera a chi, dietro le mentite spoglie della richiesta di libertà, trama per il sovvertimento di una struttura statuale che necessitava solo di un aggiustamento per poter spiccare il volo. Nessun estremismo, nessun patto con diavolo, nessuna federazione creata ad arte all’estero per destabilizzare gli equilibri, potranno scalfire la convinzione che le riforme vanno di pari passo con la crescita di un paese.

Forzarne il percorso è un errore che può risultare fatale. E molti paesi arabi, in cui i diritti sono negati, dovrebbero prendere a modello il Marocco, non facendosi prendere da personalismi e egoismi assoluti, perché l’estremismo è sempre dietro l’angolo.



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COMMENTI
23/06/2011 - Preghiamo per il Marocco. (claudia mazzola)

Come mi dispiace per quella gente araba. Stasera vado alla processione cittadina del Corpus Domini, penserò a loro mentre cammino sull'aria dell'Ave Maria