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Esteri

MEDIO ORIENTE/ Chi guiderà ora le "rivoluzioni" mancate?

Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)

Sta ora agli Stati Uniti, all’Europa, che in questi giorni ha, comunque, deciso di rafforzare le sanzioni già previste contro il regime, o, magari, all’Onu, decidere se aumentare il pressing su Damasco o continuare a rivolgere ad Assad “esortazioni” evidentemente inascoltate.

Eccoci infine alla Libia, dove dopo più di tre mesi di bombardamenti, nonostante qualche ottimistica previsione del Ministro degli Esteri europeo “di turno” si assiste senza se e senza ma a una situazione di stallo che non può certo ancora considerarsi un fallimento ma che del fallimento ha già gettato i presupposti. Con sempre maggiore frequenza le forze Nato vengono accusate di bombardare edifici civili, mentre i rapporti con gli stessi ribelli, a cui si è voluto dare sostegno, sembrano registrare le prime difficoltà. Intanto il ministro del Petrolio e delle finanze del Consiglio nazionale di transizione ha bussato alle casse degli alleati ricordando che le risorse sono finite, accusando l’occidente di non mantenere le promesse fatte ai ribelli e chiedendo soldi agitando l’infallibile carta del petrolio.

Esistono, dunque, molte ombre e molti interrogativi sulla primavera araba e sembrano spegnersi le speranze per una profonda trasformazione del Medio Oriente. Il grido dei giovani della rivoluzione sembra cadere nel vuoto, frenato da numerosi e diversi ostacoli, e sarebbe un peccato se l’occidente, in silenzio, continuasse a guardare.

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