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LIBIA/ Obama e lo sgarbo al Congresso nel nome della guerra

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Barack Obama (Ansa)  Barack Obama (Ansa)

Parole come “cambio di governo” non è probabile possano entusiasmare gli elettori americani. Le guerre in Afghanistan e in Iraq, intraprese entrambe per abbattere regimi dispotici e portare la democrazia, sono costate più di mille miliardi di dollari e migliaia di vite americane.  Si può ancora sperare in un esito positivo per queste nazioni, ma i sondaggi indicano che la maggioranza degli americani pensa che queste guerre non valgano il loro costo.

C’è da aggiungere a tutto questo che il Ministro della Difesa, Robert Gates, prima e dopo  l’inizio della guerra ha dichiarato che il Paese non ha nessun vitale interesse in gioco nella guerra civile in Libia.  Per cosa si è quindi chiesto ai contribuenti americani di pagare una guerra non necessaria (e i probabili costi per la successiva ricostruzione)? Per I cittadini libici che vogliono la pace e la democrazia? Devo aggiungere che il governo americano sospetta infiltrazioni terroristiche non irrilevanti nell’opposizione a Gheddafi?

La Libia è il quinto Paese in cui sono impegnati militari americani. Accanto a Iraq e Afghanistan, vi sono lo Yemen e il Pakistan: si può quindi capire che forse la nazione è stanca di queste guerre senza fine, soprattutto se illegali e senza alcuna relazione con interessi vitali degli Stati Uniti.

Qui si ha la sensazione che Obama sia stato trascinato in questa guerra senza senso su richiesta di Francia e Gran Bretagna. I media hanno diffusamente documentato che la Nato non può condurre guerre con successo senza gli Stati Uniti: l’alleanza, senza gli Stati Uniti, è a corto di munizioni. Ciò non sorprende. Nell’ultimo decennio, le spese militari americane sono più che raddoppiate, mentre sono diminuite del 15% negli altri Paesi Nato. Il peso di difendere la civiltà occidentale non è evidentemente un peso condiviso e, quindi, non ci si deve meravigliare se perfino i conservatori si chiedono: “La Nato è forse finita?”



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