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LIBIA/ Cossiga (Difesa): ecco perchè l'Italia deve "evitare" la sconfitta di Gheddafi

Il sottosegretario Giuseppe Cossiga Il sottosegretario Giuseppe Cossiga

Guardi, la risposta che le darò è a titolo personale e non a nome di tutto il governo. Ma ritengo che il mandato di arresto di Gheddafi con il conflitto ancora in corso e con le due fazioni ancora lontane, pur chiarendo qual è la posizione internazionale, non può aiutare a risolvere la crisi libica perché irrigidisce le posizioni dei due fronti. Nella prospettiva di confrontarsi a un tavolo, difficilmente si potrà dire a Gheddafi: «Devi accettare la nostra decisione perché sei in una situazione in cui puoi solo perdere». Ben diverso per esempio è quello che si tentò di fare all’epoca della seconda guerra del Golfo nei confronti di Saddam Hussein, cui si offrì una via d’uscita che prevedeva l’esilio. Una prospettiva ben diversa da un processo e il carcere a vita deciso da corte internazionale. La strada della diplomazia è più complessa di quella della giustizia, ma porta più lontano.

Le due parti che si stanno confrontando in Libia celano dietro di sé anche degli appoggi internazionali?

E’ evidente che sono in campo due partiti libici, ma quanto è avvenuto (e lo dico sempre senza impegno per il governo) è anche il frutto del perseguimento di interessi, anche legittimi, da parte di attori non libici. La Libia non è l’Egitto, e la rivolta contro Gheddafi non è un puro e semplice effetto di una primavera civile del mondo arabo. Di sicuro in Libia c’è anche qualche cosa di più.

Lei ha citato l’Egitto. Ritiene che dietro agli scontri di ieri al Cairo vi sia un «tentativo di destabilizzazione», e chi sta mirando a perseguirla?

Questa fase di scarsa stabilità dell’Egitto, in cui è significativa la presenza storica di un certo fondamentalismo arabo ante litteram, espone il Paese a un certo rischio. E non mi sto riferendo ad Al Qaeda, bensì ai Fratelli musulmani. Qui il pericolo rimane, ed è stato acuito dalla reazione forse troppo entusiastica di una parte dell’Occidente. In molti infatti hanno fornito una lettura degli avvenimenti secondo uno schema di ragionamento molto occidentale, che è di difficile applicazione in Egitto. Noi tendiamo a vedere tutto come se fossimo a casa nostra, tralasciando il fatto che l’Egitto è un Paese dalla grande storia e cultura, ma le cui tradizioni politiche sono ben diverse dalle nostre.

Che cosa può fare l’Italia per favorire la transizione verso la democrazia del Medio Oriente?


COMMENTI
30/06/2011 - l'altra faccia della medaglia (francesco taddei)

in libia vi è una guerra civile che con il mandato di cattura internazionale si va radicalizzando e il riferimento a "qualcosa di più" nelle ragioni del conflitto pone in evidenza la debolezza dell'italia nella politica estera.