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MEDIO ORIENTE/ Il dopo bin Laden e le speranze della Primavera Araba

Le crisi internazionali, le rivolte di piazza della primavera araba, non partono da ideologie laiche ma da un sentimento religioso. DANIEL PHILPOTT analizza questo fenomeno

Manifestanti palestinesi a favore delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia (Foto: Ansa) Manifestanti palestinesi a favore delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia (Foto: Ansa)

L’uccisione di Osama bin Laden, in condizioni non del tutto chiare e ancora non del tutto chiarite, e le sue possibili conseguenze sulla cosiddetta Primavera Araba, sono tuttora al centro di molte discussioni. Ilsussidiario.net ha chiesto a Daniel Philpott, professore di Political Science all’Università di Notre Dame nell’Indiana e coautore di un recente libro sull’influenza della religione nella politica, di commentare gli aspetti morali e giuridici di questi eventi, partendo dalla dottrina della Chiesa cattolica.

 

Alla notizia della morte di bin Laden, molti americani hanno espresso pubblicamente il loro sollievo, in una gamma di posizioni che vanno dal “giustizia è fatta” a “abbiamo vinto ancora”. Quale è la sua opinione su queste manifestazioni ?

La mia opinione si basa sull’insegnamento della Chiesa Cattolica. È del tutto legittimo che si celebri la fine del regime del terrore di bin Laden, così come una volta si suonarono le campane delle chiese per celebrare il Giorno della Vittoria alla fine della seconda Guerra Mondiale. Gioire per la morte in se stessa di bin Laden pone più dubbi: nonostante la sua condotta da assassino, egli era pur sempre un essere umano creato a somiglianza di Dio. Di più, si era radicalmente allontanato da Dio, e questo può essere solo motivo di tristezza. La giusta gioia per la vittoria deve essere unita, quindi, al dolore sia per la vita e la morte di bin Laden, sia, e ancor di più, per le migliaia di vittime dell’11 Settembre e delle successive guerre provocate dal terrorismo.

Durante il secolo scorso, la dottrina della Chiesa sulla guerra si è articolata su due temi principali, affermando, in primo luogo, che la guerra può essere giustificata in linea di principio se risponde a una serie di criteri. Ma, la Chiesa ha anche insegnato che la guerra è una “sconfitta dell’umanità”, un “flagello” e una “tragedia”. Anche se giustificata, la guerra è comunque il risultato di un peccato capitale, del netto rifiuto dell’amore di Dio. Possiamo, perciò, anche festeggiare quando una guerra è giusta, ma insieme al dolore perché essa ha avuto luogo.

Alcuni commentatori hanno definito le uccisioni individuali, come quella di bin Laden, degli atti di terrorismo a loro volta, che non dovrebbero essere effettuati da un governo democratico. Cosa pensa in proposito?