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MEDIO ORIENTE/ Il dopo bin Laden e le speranze della Primavera Araba

Manifestanti palestinesi a favore delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia (Foto: Ansa) Manifestanti palestinesi a favore delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia (Foto: Ansa)


È difficile sostenere che l’intervento della Nato sia stato mantenuto dentro i limiti della risoluzione dell’Onu, ma sarebbe stato anche difficile mantenerlo. Come si può assicurare la protezione dei civili e la sicurezza dei rifornimenti senza essere coinvolti nei combattimenti? Sarebbe stato possibile solo con un intervento chirurgico di una tale precisione da essere di fatto impossibile. E, una volta assicurata la protezione dei civili e la sicurezza dei rifornimenti, i militari sarebbero tornati a casa? Senza la sconfitta totale di Gheddafi, costui sarebbe tornato a minacciare le vite dei civili come prima. Quindi, pur essendo un intervento a fianco dei ribelli per abbattere Gheddafi discutibile dal punto di vista del diritto, questa estensione del mandato è necessaria perché la missione abbia successo.

 

Una domanda finale. Qual è il ruolo della religione in tutti questi avvenimenti?

 

Per usare una metafora che io e i miei coautori, Monica Duffy Toft  e Timothy Samuel Shah, abbiamo utilizzato nel nostro recente libro God’s Century (Il secolo di Dio), nella Primavera Araba “i capi e le comunità religiose stanno svolgendo il ruolo di ‘comprimari’.” 

Non sono i protagonisti, come lo fu la Chiesa cattolica in Polonia e nelle Filippine, o come lo furono i movimenti islamici nelle rivoluzioni democratiche in Indonesia alla fine degli anni ’90. Qui i protagonisti sono specialmente i giovani, con le loro richieste di una democrazia laica, di partecipazione politica e di maggiori opportunità economiche. Demograficamente, il mondo arabo è caratterizzato da una “bolla giovanile” con una elevata concentrazione di giovani che non hanno opportunità di lavoro, sono stanchi di dittature corrotte e sono coscienti dell’esistenza di modalità di governo più democratiche.

Detto questo, tuttavia, le comunità religiose hanno aiutato ad abbattere le dittature, come ha fatto la Fratellanza Musulmana, la più grande organizzazione islamica dell’Egitto. Colpiscono le immagini della folla che prega in Piazza Tahrir, o di musulmani e cristiani che si proteggono a vicenda.