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Esteri

MEDIO ORIENTE/ Il dopo bin Laden e le speranze della Primavera Araba

Manifestanti palestinesi a favore delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia (Foto: Ansa)Manifestanti palestinesi a favore delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia (Foto: Ansa)

 

Probabilmente, il più grande interrogativo della Primavera Araba rimane, tuttavia, quale ruolo giocheranno i gruppi islamici nel futuro politico di questi Paesi. La Fratellanza Musulmana è al centro di un ampio dibattito nei media occidentali, e lo è da tempo. Si tratta di un gruppo radicale che vuole costituire uno Stato fondato sulla  sharia, che opprimerà le donne e le minoranze religiose, a partire dai copti cristiani egiziani? O è qualcosa più simile alla Democrazia Cristiana europea, o almeno a quello che inizialmente erano questi partiti, religiosi ma impegnati nella democrazia e nei diritti umani? Sfortunatamente, nessuna delle due ipotesi è la risposta. Da un lato, la Fratellanza Musulmana ha rinunciato alla violenza, è costituita da diverse e molteplici fazioni, si è impegnata alla democrazia, ha al suo interno una giovane generazione più progressista rispetto alla vecchia, e si distingue da altre organizzazioni egiziane che hanno scelto la via della violenza e del terrorismo.

Ma nella Fratellanza c’è anche una parte più oscura, data dall’accettazione nel suo network di Hamas, con i suoi inviti alla distruzione di Israele e il suo sostegno a uno Stato islamico, minaccioso per le donne e le minoranze religiose. Non a caso, ha esaltato Osama bin Laden, in occasione della sua morte. Il punto è quindi che politica seguire nei confronti della Fratellanza, quale tipo di legislazione deve adottare l’Egitto, che tipo di politica devono  perseguire gli Stati Uniti. La Fratellanza deve essere discriminata come era sotto la dittatura di Mubarak, cioè una strategia di difesa? O le si deve permettere di partecipare al “gioco democratico”, partecipare alle elezioni, assumere gli incarichi conseguenti ad un’eventuale vittoria, e via dicendo, fintanto che rispetta le regole e i diritti umani? Nessuna strategia è senza rischi.

Non si può dare per certo che la Fratellanza giocherà democraticamente ma, a mio parere, quella del coinvolgimento è la strategia con maggiori probabilità di successo. La lezione degli ultimi 60 anni di dittature arabe è che la marginalizzazione della religione da parte di regimi laici ha portato come risposta la violenza e il terrorismo islamico. La democrazia non garantisce la democraticità della Fratellanza, ma ha le migliori probabilità di riuscita. 

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