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Esteri

THAILANDIA/ Stop ai tattuaggi col Buddha

In Thailandia si vuole proibire la pratica di tattuare il Buddha sui corpi umani. Lo ha chiesto il ministro della cultura dicendo che si tratta di una immagine sacra

Immagine d'archivioImmagine d'archivio

La Thailandia si allinea ai paesi islamici? Al momento non è ancora illegale farsi tatuare un Buddha sul corpo, ma le autorità del Paese hanno invitato i tatuatori locali a desistere dalla pratica

Ogni religione ha il suo modo di identificare le proprie divinità. Se per gli ebrei e i musulmani è assolutamente vietato raffigurare il volto di Dio, per i cristiani è invece una delle massime espressioni di religiosità. Questo vale nel campo della pittura come nella scultura. Anche i buddisti si sono sempre caratterizzati per il gusto di raffigurare la propria massima divinità, e cioè il Buddha stesso, spesso anche con sculture ciclopiche. Ma certo è che il tatuaggio è forse una pratica meno nobile. In questo senso, i cristiani sono anche qui i più scevri da pregiudizi. E' noto infatti che nell'antico medioevo, mentre la pratica del tatuaggio allora come fino a poco tempo fa era considerata pratica degna di carcerati e poco di buono, i monaci proprio in segno di devozione amavano farsi tatuare sul corpo immagini sacre o frasi tratte dal Vangelo. In particolare, il tatuaggio era pratica diffusa tra i pellegrini che si recavano in visita presso un santuario. In particolare, la visita al santuario di Loreto era quella che dava vita alla pratica più diffusa del tatuaggio in ricordo dell'esperienza fatta. La pratica era poi molto diffusa presso i cristiani coopti monofisiti, quello che ancora oggi popolano l'Egitto.