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PUERTA DEL SOL/ Come si trasforma il fuoco anarchico in riformismo?

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Le proteste di piazza a Madrid (Foto Ansa)  Le proteste di piazza a Madrid (Foto Ansa)

Sarebbe troppo un caso che, dopo quattro anni di sanguinante crescita dei tassi di disoccupazione, la spontaneità avesse deciso di svegliarsi proprio una settimana prima delle elezioni che dovevano cominciare a scavare la tomba del modello Zapatero
Tra i diversi tratti presenti nei loro documenti –molto più apertamente rintracciabili nei loro discorsi e in alcune dei loro striscioni- potremmo identificarne due come fondamentali:
1) Sorprende molto, in primo luogo, il fatto che le proteste siano state assai accuratamente indirizzate contro una vaghissima idea di “sistema”. Un movimento che richiama l’incarnazione della politica di fronte all’astrazione e la lontananza dei politici tecnocratici, che chiede “vie dirette” per la politica, sceglie invece come obbiettivo delle sue critiche un concetto così sfuggente come quello di sistema. Una utilissima generalizzazione di vecchia data che permette alla sinistra di accusare tutti i suoi demoni – i banchieri, i politici, i borghesi, etc. - esonerando allo stesso tempo il governo Zapatero, sul quale non si è sentita dire una sola parola di critica. Il partitismo più ideologico sotto l’apparenza dell’oltrepartitismo più idillico.
2) Il secondo fattore che salta alla vista è la logica statalista nascosta tra le pieghe di un apparente risveglio sociale generalizzato. Indignados contro lo Stato e contro le regole di una democrazia che non riesce a rappresentarli –accusa che, d’altra parte, condivido completamente-, gli accampati in piazza gridano: “Senza casa, senza ragazza, senza lavoro!”. E aspettano che sia una decisione dello Stato a darli la casa, la ragazza e il lavoro – se possibile come funzionari statali, certo. Leggo, non senza sorpresa, che una delle assemblee in cui si è deciso di boicottare tutte le prese di possesso dei sindaci eletti democraticamente lo scorso 22 maggio, decide, allo stesso tempo, di chiedere al Comune di Barcellona dei locali pubblici dove poter sviluppare le riunioni che fino a quel momento si tenevano in piazza.


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