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Esteri

EGITTO/ Farouq: la nostra strategia per disinnescare i Fratelli musulmani

Il processo di transizione in Egitto è ancora incompiuto. Nonostante questo, l'Occidente cerca riferimenti politici nei nuovi soggetti emergenti. L'analisi di WAEL FAROUQ dopo gli scontri

Durante gli scontri in piazza Tharir il 29 giugno (Ansa)Durante gli scontri in piazza Tharir il 29 giugno (Ansa)

«E’ stata l’oppressione della polizia a garantire ai Fratelli musulmani una popolarità senza pari. Da quando nessuno li demonizza più, si sono frantumati in cinque partiti politici diversi. Nessuno deve quindi escluderli dalla vita politica, ma il rischio da evitare è che siano loro a scrivere la Costituzione da soli senza tenere conto delle minoranze. Questo sarebbe inaccettabile, e quindi l’8 luglio un milione di persone scenderà in piazza a manifestare». E’ il commento di Wael Farouq, professore all’American University del Cairo, sull’attuale situazione politica egiziana e sulla decisione di Hillary Clinton di stabilire contatti con i Fratelli musulmani. Una dichiarazione che giunge all’indomani dei duri scontri tra manifestanti e polizia avvenuti tra martedì e mercoledì in piazza Tahrir.

Professor Farouq, come valuta le dichiarazioni di Hillary Clinton sui Fratelli musulmani?

Ritengo che sia una buona notizia, in quanto nel nuovo Egitto nessun partito dovrà essere escluso dalla scena politica. Il dialogo deve essere la base su cui costruire il nostro futuro. Non condivido nessuna delle idee dei Fratelli musulmani, ma è un fatto che sono stati a lungo oppressi. Ora invece possono agire nella vita politica alla luce del sole, e questo farà sì che gli elettori possano comprendere meglio chi sono e se meritano o meno di guidare il Paese.

Ma la mossa degli Usa può essere anche finalizzata a evitare che l’Iran utilizzi i gruppi radicali in Egitto per influenzarne la vita politica?

L’Iran, pur avendo un potere in Medio Oriente, non ha alcuna influenza in Egitto, e i Fratelli musulmani non rappresentano l’Iran in nessun modo. Sono lontani mille miglia dalle idee degli Ayatollah, hanno presentato un programma politico ufficiale e affermato di essere a favore di uno Stato laico. In passato inoltre hanno condannato ripetutamente il regime iraniano e sottolineato che Teheran non rappresenta il loro modo di interpretare l’Islam e ciò che vogliono per il futuro dell’Egitto. L’Iran quindi è completamente estraneo alla scena politica egiziana.

Come spiega quindi la mossa degli Usa?