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IRAN/ Dietro le esercitazioni militari una "minaccia" a Israele, Usa e Mondo Arabo

Pubblicazione:venerdì 1 luglio 2011

Mahmoud Ahmadinejad, presidente iraniano (Ansa) Mahmoud Ahmadinejad, presidente iraniano (Ansa)

Ma cosa c’è dietro questa rigida e autoritaria ristrutturazione di governo che il Consiglio Supremo degli Ayatollah sta portando avanti? L’Iran ha bisogno in questo momento più che mai di ribadire la natura religiosa della legittimità del suo potere politico. E’ questa, infatti, la cifra delle strategie offensive della Repubblica Islamica, oltre che sostanza ideologica della sua ambizione egemonica sul mondo arabo. Mentre, infatti, qualcuno ha sostenuto che l’Iran potrebbe essere uno dei principali beneficiari delle Intifade del 2011, in realtà la potenza persiana paventa l’emergere di un potere sunnita nella regione, potenziale freno alle sue velleità; quest’ultimo era stato finora represso dai regimi arabi – primo tra tutti quello dell’alleato siriano – mentre il progetto imperialistico iraniano sul mondo arabo si basa, fin dal 1979, proprio sull’esportazione della rivoluzione islamica, sulla creazione di legami con le varie comunità sciite e sull’alimentazione del confronto con i sunniti, massimamente rappresentati dal peggior nemico arabo dell’Iran, l’Arabia Saudita.
Le esercitazioni militari partite due giorni fa e intitolate “Great Prophet-6”, durante le quali sono già stati lanciati 14 missili balistici a media e lunga gittata, in grado di trasportare anche eventuale materiale nucleare (tra questi, poi, ci sono gli Shabah-3 con un raggio di 2000 km e, dunque, capaci di colpire Israele!) sono di certo mirate a far capire agli Usa e allo Stato ebraico che l’Iran è pronto a qualsiasi forma di confronto. Ma sono anche un segnale fortissimo per il Mondo Arabo. E’, infatti, l’egemonia regionale che sta a cuore all’Iran, soprattutto ora che la ridefinizione degli equilibri politici negli Stati arabi coglie l’egemone statunitense incerto e titubante sul ruolo di cui farsi carico in questa congiuntura. E non è un caso che politica estera e politica interna siano adesso più che mai così intimamente legate: la svolta conservatrice in corso nella Repubblica Islamica non fa altro che riaffermare l’ideale della Rivoluzione del 1979 come atto di nascita di modello politico da esportare mentre, nel frattempo, l’Iran fa capire ai suoi vicini arabi di essere l’unico attore regionale su cui contare per far fronte davvero alla minaccia israeliana. 



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