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EGITTO/ Il "bivio" dei Fratelli musulmani mette in crisi piazza Tahrir

Le nuove proteste di piazza in Egitto (Foto Ansa) Le nuove proteste di piazza in Egitto (Foto Ansa)

Mancate riforme costituzionali

In primo luogo, vi sono le richieste legate alle modifiche della carta costituzionale, percepite come l’architrave del cambiamento del Paese e della netta cesura con l’era Mubarak. Il referendum per la revisione della carta dello scorso marzo ha deluso i manifestanti. I Fratelli Musulmani, unitamente ai militari, hanno spinto, infatti, per un pacchetto di 10 emendamenti considerati per lo più come un’operazione di maquillage, che non ha di fatto intaccato i poteri della giunta di ex generali del rais, oggi al comando del Paese, in barba all’opposizione di chi, invece, chiedeva una più profonda riforma statale, come Mohammed ElBaradei e lo stesso Amr Moussa, attuale segretario generale della Lega Araba. Il rischio è quello di lasciare campo libero all’instaurazione di un sistema, definito da molti, di “mubarakismo senza Mubarak”.

 

Strapotere dell’esercito

Il secondo motivo, strettamente collegato al primo, riguarda il potere dell’esercito, considerato una vera e propria casta militare che, subito dopo le rivolte, ha colto l’occasione per stringere la propria morsa sul Paese. I giovani della primavera araba chiedono di ridurre i poteri del Consiglio Supremo delle Forze Armate, accusato di eccessiva contiguità con l’ex apparato di Mubarak. L’esercito, infatti, in questi ultimi mesi si è reso protagonista di un ambiguo equilibrismo e non è stato capace di rispondere alle richieste di profondo rinnovamento avanzate dai manifestanti, che lo accusano, tra le altre cose, di eccessiva lentezza nel sanzionare i responsabili della repressione della rivolta che ha rovesciato il regime di Mubarak. Il tutto è culminato, poi, nel giugno scorso, nelle manifestazioni contro il capo del Consiglio Supremo delle forze armate, Hussein Tantawi.

 

Stagnazione istituzionale

Proprio questa “pigrizia” nell’attuare le riforme chieste dalla piazza costituisce un’altra causa di forte preoccupazione per le prossime elezioni politiche. Il Paese appare assolutamente impreparato a questo appuntamento, basti pensare che la legge elettorale non appare ancora chiara e non si è proceduto alla completa registrazione dei partiti. In queste condizioni, i partiti di nuova formazione, in particolare quelli laici e riformisti, temono che tutto il vantaggio vada al partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, l’unico già ben radicato nel territorio e in grado di realizzare una reale propaganda. Per questo sono stati chiesti a gran voce tempi più lunghi per le elezioni, per dare tempo alle organizzazioni giovanili e ad altri gruppi in via di formazione politica di strutturarsi e promuovere le proprie campagne elettorali.

 

La realtà dei fatti

Se da un lato i motivi delle proteste sono concreti e condivisibili, dall’altra è però possibile rinvenire alcuni elementi che potrebbero mettere, se non in crisi, comunque in discussione un risultato elettorale che forse appare troppo scontato.