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Esteri

EGITTO/ Il "bivio" dei Fratelli musulmani mette in crisi piazza Tahrir

Le nuove proteste di piazza in Egitto (Foto Ansa)Le nuove proteste di piazza in Egitto (Foto Ansa)

In primo luogo, da un punto di vista strettamente “organizzativo”, sembra che le recenti manifestazioni abbiano ottenuto l’effetto sperato e le elezioni potrebbero essere posticipate di 3 mesi che, certo, non sono molti, ma potrebbero comunque permettere ai nuovi partiti di organizzarsi meglio.

Inoltre, seppure sia innegabile che i Fratelli Musulmani siano oggi la maggiore forza politica del Paese, non va dimenticato che il partito in questo momento non è poi così unito come appare “dall’esterno”, soprattutto a causa di dissidi tra gli storici esponenti del partito e i nuovi gruppi giovanili o, per dirla in altri termini, tra “conservatori e riformisti”. Non è un caso che, di recente, il direttivo del movimento ha deciso l’espulsione di cinque dirigenti del suo gruppo giovanile che si sono rifiutati di aderire al nuovo partito politico Libertà e Giustizia, dando vita a una loro formazione, in contrasto con la linea del gruppo dirigente dei Fratelli Musulmani.

In precedenza, poi, era stato espulso il dirigente islamico Abdel Moneim Abul Futuh, che ha comunque deciso di candidarsi alle elezioni presidenziali. Il 22 giugno, un gruppo di giovani dei Fratelli Musulmani ha annunciato la formazione di un proprio gruppo politico, il “Partito dell’Egitto di oggi”. A questi va poi aggiunto Al Nour, il “Partito della Luce” dei salafiti. La maggior parte di questi gruppi, poi, è scesa in piazza l’8 luglio per manifestare assieme alla “gente comune” e questo è un evidente segnale della presa di coscienza della necessità di tenere in considerazione gli umori popolari.

Sembra, insomma, che anche per i Fratelli Musulmani valga “la legge del minimo comun denominatore”: il movimento si è presentato coeso fin quando c’è stato il nemico comune contro cui “combattere”, ma, una volta abbattuto e, dunque, una volta venuto meno il minimo comun denominatore, sono inevitabilmente riemersi gli interessi delle singole fazioni, tutte interessate a conquistare la propria fetta della torta.

 

In conclusione, dunque, seppure lo scenario continui a vedere in prima linea i Fratelli Musulmani, i giochi sembrano ancora abbastanza aperti e se la rivoluzione c’è stata e, per certi versi continua a esserci, la transizione è tutt’altra questione ed è su questa che si giocheranno i reali equilibri futuri dell’Egitto.

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