BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Assad lancia la "guerra" del dialogo e sfida l'occidente

Pubblicazione:mercoledì 13 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 13 luglio 2011, 8.50

Manifestazione filogovernativa in Siria (Ansa) Manifestazione filogovernativa in Siria (Ansa)

Una tappa di rigore dell’“escalation” che porta poi alla guerra è la campagna di indignazione per qualcosa di clamorosamente violento e illegittimo che il dittatore preso di mira a un certo punto compie nel corso della crisi. Fu il caso dell’invasione del Kuwait, che Saddam Hussein ordinò dopo circa un anno che l’Occidente non comprava più petrolio iracheno. È il caso adesso, per fortuna senza paragoni meno drammatico e cruento, degli assalti alle ambasciate americana e francese a Damasco, ovviamente orchestrate ed evidentemente anche controllate dal governo siriano in modo che non causassero danni alle persone.

Secondo una certa mentalità araba il gesto di forza è un modo per costringerti a trattare; secondo la nostra mentalità occidentale moderna invece il gesto di forza chiude la porta alla trattativa, e quindi il rimedio ad esso è condizione preliminare all’apertura di qualsiasi dialogo. Beninteso non siamo tenuti a credere che quanto in proposito teniamo per fermo noi non abbia il suo valore; tuttavia abbiamo anche il dovere di renderci conto di che cosa ad esempio un Bashar Al Assad ci vuole dire ordinando un assalto controllato come quello subìto l’altro giorno a Damasco dalle ambasciate Usa e di Francia. Oppure - osserviamo per inciso non essendoci qui spazio per soffermarci di nuovo sul caso della Libia - su che cosa ci vuol dire Gheddafi consentendo (se non organizzando) l’esodo di emigranti illegali sub-sahariani dalle coste libiche verso Lampedusa.  

È possibile che nel mondo arabo l’epoca delle dittature militari stia per fortuna finendo, ma la transizione da esse verso la democrazia (tutta la democrazia possibile nella situazione data) non è qualcosa che può compiersi in un battibaleno; e soprattutto è un processo che diventa forte e solido nella misura in cui avviene per spinte endogene e non per urti dall’esterno. L’impegno ad evitare derive catastrofiche di questo genere dovrebbe a mio avviso essere uno dei grandi obiettivi della politica estera del nostro Paese, che sta al centro del Mediterraneo e che è l’unico tra i membri del G8, ricordiamolo ancora una volta, ad essere bagnato dal Mediterraneo e da esso soltanto.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.