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Esteri

SCENARIO/ Parsi: Libia, ecco chi c'è dietro il "tradimento" di Sarkozy

Come si spiega la clamorosa inversione di rotta della Francia di Sarkozy, che ora apre ad una soluzione politica della crisi libica? L’analisi di VITTORIO EMANUELE PARSI

Sarkozy ha cambiato idea su Gheddafi (Ansa)Sarkozy ha cambiato idea su Gheddafi (Ansa)

In politica internazionale la capacità di prendere atto della realtà è sicuramente una necessità e insieme una virtù. Il realismo politico insegna infatti a rifuggire l’astratto idealismo velleitario che rifiuta di adeguare i fini che si vogliono perseguire ai mezzi che si hanno a disposizione. Contemporaneamente, però, lo stesso realismo mette in guardia da una conduzione della politica estera troppo incline al cinismo o anche eccessivamente pronta a cambiare indirizzo alle prime difficoltà. Risulta in tal senso poco apprezzabile la fretta con cui il governo francese ha improvvisamente cambiato rotta nella conduzione della campagna di Libia, decidendo d’amblais di considerare il colonnello Gheddafi come un possibile interlocutore politico. Un passo stupefacente, se solo si considera che fu proprio Parigi a forzare letteralmente la mano alla comunità internazionale dando esecuzione immediata e unilaterale alla Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che invitava gli Stati membri a prendere le misure necessarie alla realizzazione di una no-flight zone sui cieli della Libia allo scopo di impedire al colonnello di sterminare i suoi oppositori.

Da allora in poi, l’Eliseo si era sempre mosso in una direzione univoca, orientata all’interpretazione più estensiva possibile della Risoluzione 1973 e all’atteggiamento più intransigente nei confronti del colonnello. Così, anche a costo di aspre polemiche con gli alleati, Parigi aveva spinto per la conduzione di una campagna aerea molto “muscolare” - cosa che aveva portato la Lega Araba a ritirare il proprio sostegno all’iniziativa alleata - e aveva esplicitato durante il vertice G8 di Deauville la posizione francese, secondo la quale “non c’è nessuna mediazione possibile con Gheddafi”. Nelle settimane successive, oltretutto, l’incriminazione del colonnello da parte del Tribunale Penale Internazionale sembrava aver precluso completamente ogni possibile ripensamento da parte francese o alleata. E la decisione di Parigi di riconoscere il Comitato Nazionale di Transizione come governo provvisorio legittimo del Paese e di rifornire di armi i ribelli (causando l’irritazione di russi e cinesi) appariva un altro passo nella direzione di chiudere qualunque possibilità di ricerca di una “soluzione politica”.