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Esteri

SCENARIO/ Parsi: Libia, ecco chi c'è dietro il "tradimento" di Sarkozy

Sarkozy ha cambiato idea su Gheddafi (Ansa)Sarkozy ha cambiato idea su Gheddafi (Ansa)

Che cosa c’è dietro “l’incoerenza francese”, allora? I più maliziosi ritengono che Sarkozy avrebbe voluto festeggiare la caduta del rais in occasione del 14 luglio e che il protrarsi di una campagna estremamente costosa lo preoccupi in misura crescente a mano a mano che si avvicina l’inizio della campagna elettorale per le presidenziali. Sogni di grandeur infranti a parte, il logoramento inefficace dello strumento militare francese rischia di far ridimensionare la percezione interna ed esterna della Francia come “grande potenza”, così centrale nel discorso politico e ideologico gollista. E a Parigi potrebbero essere preoccupati che l’irritazione russa e cinese nei confronti della Francia possa costare qualche ricco contratto di troppo all’economia francese, il cui stato di salute non è comunque dei migliori di questi tempi.

Ma forse, la ragione decisiva, quella che sommata a tutte le altre ha fatto optare per il cambio di strategia, è la preoccupazione di Parigi per un possibile vincitore che potrebbe capitalizzare i successi in tutte le diverse rivoluzioni arabe, riuscite o in fieri: dall’Egitto alla Tunisia, dalla Libia alla Siria. Cioè quei Fratelli musulmani che inquietano un inquilino dell’Eliseo mai tenero con gli arabi (si ricorderà il pugno di ferro applicato contro i migranti che cercavano di raggiungere le famiglie in Francia nei mesi scorsi) e timoroso che un eventuale successo della Fratellanza nel Mediterraneo meridionale e orientale potrebbe fornire alimento alla propaganda islamista anche presso i milioni di cittadini francesi musulmani che ormai rappresentano una parte consistente del panorama umano d’Oltralpe.

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