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IL CASO/ 2. Socci: Alberto e Giulio, la storia di una carità grande come il Sudan

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La prefazione di Antonio Socci al libro di Alberto Reggiori  La prefazione di Antonio Socci al libro di Alberto Reggiori

Era l’8 ottobre del 2009. Mi trovavo nel pieno della mia personale tragedia: il coma di mia figlia Caterina. Fra le tantissime mail che mi arrivarono in quei giorni ce ne fu una particolare, che subito mi colpì. Si concludeva con queste parole: “Un abbraccio ed una preghiera dal profondo dell’Africa”.

Chi mai poteva raggiungermi dal profondo dell’Africa? Era la lettera di un medico di Varese, Alberto Reggiori, che scriveva dal sud del Sudan dove era andato come volontario per tre settimane a curare delle popolazioni fra le più povere e derelitte del pianeta, con un progetto della Fondazione Avsi.

Si rivolgeva a me e a mia moglie: “vorrei dirvi che vi sono molto vicino anche e soprattutto perché il percorso che state facendo è stato anche il nostro: mio e di mia moglie Patrizia e dei nostri sette figli”.

Il dottor Reggiori mi spiegava che nel 2007 suo figlio Giulio, a quel tempo diciottenne, fece un gravissimo incidente che lo portò sulla soglia della morte. 

Con la sua lettera cercava soprattutto il modo per confortarci e incoraggiarci a lottare. Mi scriveva:

Quando ci hanno comunicato dell’incidente di Giulio (…) la fede che Dio ci ha donato insieme alla croce da portare (sempre faticosa e dolorosa) ci ha sostenuto ed ora guardando indietro sono pieno di stupore.

Quando siamo passati attraverso momenti difficili (i medici che ci negavano ragionevoli speranze, i parametri  che tu ben conosci erano a livelli incompatibili con la vita, il cervello di Giulio che alla Tac era “un colabrodo”) io e Patrizia ci siamo detti che continuavamo a sperare nella bontà di Dio, nel suo amore verso il nostro destino e quello di Giulio. Certi, non di un destino buono generico, ma della guarigione del nostro grande Giulio.


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COMMENTI
17/07/2011 - i figli e il nostro amore per loro (paolo bortolotti)

leggo di voi, alberto e giulio, di socci, di caterina.... anche io sono un padre, guardo i miei figli, a volte, e penso se la loro vitalità un giorno gli venisse tolta?? quanto bene, quanti doni noi abbiamo e non capiamo, non amiamo mai abbastanza, forse riusciamo a fare un passo nell'ignoto, nel grande abbraccio paterno di nostro signore quando tutto questo ai nostri piccoli occhi viene tolto, forse solo in quel momento ci viene data la grazia di capire, di sentire, di amare veramente con affetto, una preghiera per tutto voi, così lontani, così vicini paolo