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Esteri

IL CASO/ 2. Socci: Alberto e Giulio, la storia di una carità grande come il Sudan

La prefazione di Antonio Socci al libro di Alberto ReggioriLa prefazione di Antonio Socci al libro di Alberto Reggiori

Infine - come se non bastasse - trovandosi in quell’inferno - la capacità di trovare il tempo e il modo per confortare un padre che, a migliaia di chilometri di distanza, ha saputo (da internet) essere precipitato nello stesso incubo per una sua figlia in coma.

Subito risposi a quella mail chiedendo al dottor Reggiori di darmi qualche informazione su di sé, sul perché si trovava in Africa. E ho scoperto una storia stupefacente.

Lui e sua moglie Patrizia, poco dopo la laurea in Medicina e il matrimonio, negli anni Ottanta, avevano dato la loro disponibilità ad andare a lavorare in Africa con i progetti dell’Avsi, per curare quelle popolazioni povere e privi di assistenza sanitaria.

Così Alberto e Patrizia sono partiti e hanno vissuto più di dieci anni in Uganda (tre dei loro sette figli, Giulio compreso, sono nati là). Condividendo la vita di quella povera gente e legandosi a loro con forti legami di amicizia, hanno assistito, fra l’altro, da lì in prima linea, all’irrompere in quelle regioni di un apocalittico flagello infettivo che mieterà un mare di vittime e che solo dopo un po’ fu identificato: si chiamava Aids.

Eppure, quando parlano della loro Africa, Alberto e Patrizia raccontano anni belli - seppure pieni di sofferenze e compassione - descrivono paesaggi incantevoli, popolazioni a loro care, dalle grandi qualità umane.

Ho poi scoperto che Alberto ha raccontato quegli anni in Uganda in un libro delizioso, Dottore è finito il diesel (edito da Marietti).

Del resto i forti legami di amicizia che hanno con quelle popolazioni e con altri amici medici che - sempre per l’Avsi - lavorano tuttora in Uganda e in altri paesi africani restano ben solidi.

E da quando la famiglia Reggiori è tornata definitivamente in Italia, nel 1996, Alberto torna in Africa ogni anno, per circa un mese (le sue ferie), a curare persone che soffrono e non hanno nulla.

In genere torna in Uganda, ma nel 2009 fu mandato in Sud Sudan dove c’è una clinica di suore che l’Avsi sta trasformando in un piccolo ospedale ed una scuola.

Nel 2010 Alberto è stato mandato ad Haiti, dove l’Avsi è presente per alleviare le sofferenze di una popolazione provata dal terremoto.


COMMENTI
17/07/2011 - i figli e il nostro amore per loro (paolo bortolotti)

leggo di voi, alberto e giulio, di socci, di caterina.... anche io sono un padre, guardo i miei figli, a volte, e penso se la loro vitalità un giorno gli venisse tolta?? quanto bene, quanti doni noi abbiamo e non capiamo, non amiamo mai abbastanza, forse riusciamo a fare un passo nell'ignoto, nel grande abbraccio paterno di nostro signore quando tutto questo ai nostri piccoli occhi viene tolto, forse solo in quel momento ci viene data la grazia di capire, di sentire, di amare veramente con affetto, una preghiera per tutto voi, così lontani, così vicini paolo