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Esteri

IL CASO/ 2. Socci: Alberto e Giulio, la storia di una carità grande come il Sudan

La prefazione di Antonio Socci al libro di Alberto ReggioriLa prefazione di Antonio Socci al libro di Alberto Reggiori

A me stupisce ascoltare Alberto quando racconta di queste situazioni di povertà assoluta, perché dà sempre la sensazione di non essere sopraffatto dall’enormità dei problemi e si vede in lui una forza calma che sorprende e una luce che vince ogni tenebra.

Per esempio, del Sudan dice: “E' un territorio selvaggio circondato da montagne che esce da 30 anni di guerra civile (arabi contro neri cristiani) e che è spaventosamente arretrato (la gente dei villaggi vive ancora quasi nuda e nelle capanne), ma che ha anche un grande fascino, perché è possibile incontrare persone inaspettate e condividere con loro quanto abbiamo di caro. Io seguo l'aspetto sanitario insieme ad altri medici italiani ed africani che lavorano là”. 

Quello che colpisce, incontrando Alberto e sua moglie Patrizia, è la loro assoluta semplicità. Sembra che neanche si rendano conto della grandezza di ciò che fanno, quasi che sia normale decidere a 30 anni di andare a vivere in Africa, fra popolazioni poverissime, rinunciando a tante cose e facendo nascere e crescere i propri figli laggiù.

La sensazione di assoluta normalità che danno forse è dovuta anche al fatto che hanno vissuto tutto questo con altri amici con cui hanno condiviso in gioventù e negli anni dell’università una forte esperienza cristiana e quell’amicizia li ha portati fino agli estremi confini della terra con la stessa naturalezza con cui potevano metter su casa a Varese o a Como.

La vita e l’amicizia di cui Alberto partecipa sa rendere eroico il quotidiano senza che quelli che ne sono protagonisti perdano la semplicità, la luce dello sguardo, l’umiltà e senza che si sentano per questo degli eroi (mentre invece lo sono davvero).

Sono uomini e donne la cui umanità ha fatto irrompere la speranza e la vita perfino in quell’inferno di morte che è diventata l’Africa degli anni Ottanta, col dilagante orrore dell’Aids.

La storia che Alberto Reggiori racconta in questo libro ne è la prova. E’ semplicemente una storia mozzafiato, struggente. La protagonista, Zamu, una ragazza africana meravigliosa, ha vissuto con i suoi amici una vicenda che sconvolge, incanta e commuove. Leggendo le bozze di questo libro a me è accaduto qualcosa che accade solo con i grandi libri e che non mi capitava da tempo: ogni giorno non vedevo l’ora di arrivare a sera per poter riprendere la lettura e scoprire la fine della storia. Che poi è un grande inizio, tutto da scoprire, da gustare e da rivivere.

 

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COMMENTI
17/07/2011 - i figli e il nostro amore per loro (paolo bortolotti)

leggo di voi, alberto e giulio, di socci, di caterina.... anche io sono un padre, guardo i miei figli, a volte, e penso se la loro vitalità un giorno gli venisse tolta?? quanto bene, quanti doni noi abbiamo e non capiamo, non amiamo mai abbastanza, forse riusciamo a fare un passo nell'ignoto, nel grande abbraccio paterno di nostro signore quando tutto questo ai nostri piccoli occhi viene tolto, forse solo in quel momento ci viene data la grazia di capire, di sentire, di amare veramente con affetto, una preghiera per tutto voi, così lontani, così vicini paolo