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Esteri

IL CASO/ 1. Ecco quanto ci costa la "cacciata" di Eni dalla Libia

Per oltre cinquant’anni siamo stati il maggiore operatore energetico in Libia. “Con Eni abbiamo chiuso” ha detto giovedì il ministro Al-Baghdadi. E ora? L’analisi di SILVIO BOSETTI

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Per oltre cinquant’anni, grazie ad Eni, siamo stati il maggiore operatore energetico in un Paese, la Libia, a noi assai vicino e ricchissimo di giacimenti, sia nel deserto che in mare aperto. Nel nuovo scenario che si profila però nessun pozzo petrolifero sarà italiano nello stato nordafricano. Il primo ministro libico Al-Baghdadi giovedì scorso ha infatti ufficializzato la decisione di interrompere ogni relazione commerciale  del suo Paese con il nostro colosso degli idrocarburi, partner storico nella produzione ed esportazione di olio e gas. Fin da marzo, cioè già dall’inizio della guerra in Libia, la gestione delle attività di estrazione e di trasporto era stata ridotta. Ora la “cacciata” di Eni, che implicherebbe la fine di ogni collaborazione con l’Italia, appare inevitabile. Esplicitando il pensiero di Gheddafi, il ministro ha infatti dichiarato: “Con Eni abbiamo chiuso per sempre perché l’Italia ha violato un accordo di non aggressione siglato tre anni fa. Eni non potrà ottenere più parte nei contratti petroliferi con la Libia. Avvieremo rapporti con società russe, cinesi o sud americane”. Il Colonnello, in pratica, non ha più bisogno di Eni e dell’Italia.

Il gruppo Eni arrivò in Libia alla fine degli anni 50, realizzando importanti impianti estrattivi ed altre significative opere di ingegneria e costruzioni. Una collaborazione che negli anni è andata crescendo e consolidandosi. Gli accordi originali che regolavano le iniziative sono poi stati ulteriormente perfezionati e prolungati di recente, nel 2008, attraverso i contratti firmati con la Noc, società petrolifera di Stato. La salda collaborazione siglata prevedeva la durata dei titoli minerari fino al 2042 per l’olio e fino al 2047 per il gas. Nel 2009, i giacimenti hanno permesso ad Eni di essere in assoluto il primo produttore di idrocarburi nel Nord Africa, con oltre 520mila barili di olio al giorno (di cui 250mila di proprietà). Le aree di produzione storiche sono situate sia nel deserto orientale (Bu Attifel fu scoperto nel 1967 e attivato nel 1972 e produce oggi 90mila barili giorno) sia nel deserto centro-orientale. Le aree off-shore mediterranee sono di fronte a Tripoli, con sfruttamento garantito tramite enormi piattaforme, collegate a loro volta ad un’unità navale di stoccaggio dalla straordinaria capacità di 1 milione e mezzo di barili di petrolio.


COMMENTI
18/07/2011 - BERLUSCONI AVEVA RAGIONE (Giovanni Cafarelli)

lA SINISTRA CHE FINO A IERI L'ALTRO SBEFFEGGIAVA LA LUNGIMIRANZA POLITICA DI BERLUSCONI PER LA SUA AMICIZIA CON GHEDDAFI, OGGI CI COSTRINGE A PAGARE LA BENZINA A UN PREZZO PIU' ALTO. GRAZIE NAPOLITANO E GRAZIE SINISTRA ASSERVITA AL MINIMO VOLERE DEL LORO GRANDE CAPO.BERLUSCONI AVEVA RAGIONE,MA I COMUNISTI ITALIANI PUR DI CONTRARIARLO,LO ATTACCAVANO E CONTINUANO,DA IGNORANTI AD ATTACCARLO!