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Esteri

IL CASO/ 1. Ecco quanto ci costa la "cacciata" di Eni dalla Libia

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

La Libia rappresenta anche una grande opportunità nel settore del gas naturale: nell’ambito del Western Libyan Gas Project (in cui Eni ha il 50%) si sono realizzati i campi di Wafa e le piattaforme di Sabratha. Da questi luoghi di estrazione il gas viene inviato tramite pipeline all’impianto di trattamento di Mellitah. Parte del gas viene utilizzato nel paese di origine e per alimentare la maggiore centrale elettrica della zona. La maggior parte di volumi, tuttavia, viene destinata all’Italia.

Il gasdotto Green Stream per l’importazione del gas prodotto dai campi libici è un’opera imponente: con un diametro di 32 pollici è lungo circa 520 km e attraversa il mediterraneo raggiungendo una profondità di 1.127 metri. La stazione di partenza dalla costa nord africana è nella località di Mellitah, mentre la stazione di ricezione italiana è in Sicilia, nel comune di Gela. Nel 2010 il nostro paese si è approvvigionato dalla Libia per 9 miliardi di mc di gas, una percentuale superiore al 10% del nostro fabbisogno annuo.

E gli investimenti libici stavano proseguendo: l’ipotesi era quella di incrementare la capacità di trasporto dl gas fino a 11 miliardi annui. Nella zona desertica orientale erano in corso perforazioni per il recupero di potenziali minerari residui ed anche attività di esplorazione per ipotizzare nuovi impianti produttivi. Le fonti informative parlano di iniziative complessive di Eni, realizzate o avviate, superiori ai 30 miliardi di euro.

Bisogna rammentare che però in Libia Eni non vuol dire solo energia; anche se di importanza più relativa occorre infatti sottolineare la cooperazione con le comunità locali, attraverso qualificate iniziative sociali. I programmi, con investimenti pari a oltre 150 milioni di dollari, prevedono progetti dedicati allo sviluppo di professionalità e formazione, alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente, fino alle importanti ricerche archeologiche nella millenaria storia di quelle coste. L’ospedale cardiologico di Tripoli avrebbe dovuto diventare opportunità di ricovero per i più poveri paesi confinanti, quali Ciad, Niger e Sudan.


COMMENTI
18/07/2011 - BERLUSCONI AVEVA RAGIONE (Giovanni Cafarelli)

lA SINISTRA CHE FINO A IERI L'ALTRO SBEFFEGGIAVA LA LUNGIMIRANZA POLITICA DI BERLUSCONI PER LA SUA AMICIZIA CON GHEDDAFI, OGGI CI COSTRINGE A PAGARE LA BENZINA A UN PREZZO PIU' ALTO. GRAZIE NAPOLITANO E GRAZIE SINISTRA ASSERVITA AL MINIMO VOLERE DEL LORO GRANDE CAPO.BERLUSCONI AVEVA RAGIONE,MA I COMUNISTI ITALIANI PUR DI CONTRARIARLO,LO ATTACCAVANO E CONTINUANO,DA IGNORANTI AD ATTACCARLO!