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CORNO D’AFRICA/ Maria (Avsi): così la fame e i leoni si prendono i bimbi di Dadaab

Migliaia di profughi in viaggio, ogni giorno, verso Dadaab in cerca di salvezza e speranza, spesso vittime degli animali e dei banditi. Il racconto di MARIA LI GOBBI cooperante Avsi

La cooperante Avsi Maria Li Gobbi al campo profughi La cooperante Avsi Maria Li Gobbi al campo profughi

Gente in cammino. Si incontra su tutto il tragitto che si percorre dal compound dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i profughi (UNHCR) a Dadaab, fino al campo di Ifo. Sono campi profughi, tra i più grandi del mondo. 400mila persone.

Persone al seguito di carri con alte pire di legna trainati da asini lenti, ragazzi che portano greggi di mucche troppo magre in una terra che di verde ha soltanto gli arbusti di acacia. Una terra semidesertica praticamente asciutta da quasi due anni. La sabbia e la polvere alzate dalle macchine del convoglio che viene scortato nei campi ostacolano la visibilità. I finestrini chiusi impediscono di percepire il vento che agita i vestiti delle persone che camminano nel mezzo di questo nulla. In questa terra che non è neanche segnata sulle mappe, nonostante stia diventando la quarta città del Kenya.

Le capanne a cupola che si vedono tutt’intorno sono costruite con i rami degli arbusti e coperte da stracci. Scendendo dall’auto si viene travolti dal vento che fa ruzzolare tutto. Qui a Dadaab c’è sempre un forte vento. Il cielo è quasi sempre coperto, le nuvole corrono minacciose ogni giorno. In Italia è il segno inequivocabile di un temporale in arrivo. Qua no. Qua non piove mai. Secondo l’Onu la carestia che sta attanagliando la Somalia è la peggiore negli ultimi 60 anni. Da quel paese, già difficile prima, ora scappano tutti. E molti arrivano qui. Il 95% della popolazione è somala.

Nei campi profughi c’è sempre un grande movimento, ovunque persone in cammino. Nel campo di Ifo, in piedi dal 1992, la vita sembra organizzata. Ci sono negozi, c’è il mercato, le scuole, gli ospedali, i ristorantini, i rivenditori di telefonini, i sarti, gli internet point e, naturalmente, tanta gente sulle strade, ovunque, in movimento. Sembra un qualsiasi villaggio africano, a prima vista. Ma se ci si avvicina, non è così. Entrandoci si notano i cartelli con i nomi dei settori, le case che non sono case e tutte arrangiate, le latrine in comune per troppe famiglie, nomi di organizzazioni umanitarie come la nostra Avsi che qui ci stanno.


COMMENTI
22/07/2011 - Perchè 2 realtà quando l'unica è una? (claudia mazzola)

Ieri sera al giardino comunale vicino a casa, ho assistito ad un'interpretazione al pianoforte di musica notturna, un'incanto. La palazzina di fronte a me con le finestre aperte: in una una ragazza indiana si spazzolava i suoi lunghi capelli neri, nell'altra in cucina la mamma faccendava, sull'altalena un bimbo ed un ragazzo a tempo di diapason con le note serene, il cielo ricco di stelle. Pensavo a quanto è bello il quotidiano e come vorrei così fosse anche per il popolo del Corno d'Africa.