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CORNO D’AFRICA/ Maria (Avsi): così la fame e i leoni si prendono i bimbi di Dadaab

Pubblicazione:venerdì 22 luglio 2011

La cooperante Avsi Maria Li Gobbi al campo profughi La cooperante Avsi Maria Li Gobbi al campo profughi

Dal 2009, infatti, su richiesta dell’UNHCR e della Cooperazione Italiana, stiamo mettendo in piedi un intervento educativo qui a Dadaab. Mettiamo a posto scuole, ne costruiamo di nuove e formiamo i maestri così che possano insegnare ai bambini. Ed ora siamo impegnati con Agire su questa nuova emergenza siccità.

Allontanandosi dal centro dei campo, le cose cambiano. Rimangono le persone in cammino, ma le case si fanno più rade, spariscono i negozi, le latrine e i punti di raccolta dell’acqua. Scompare quasi tutto. Svettano le tende bianche con lo stemma azzurro dell’UNHCR. Qui sono loro che gestiscono il campo e noi lavoriamo per loro. Tante persone in attesa di essere registrate e di avere un po’ di acqua, cibo e un posto dove dormire. E’ un lavoro quasi impossibile. Ogni giorno arrivano più di 1.500 persone.

Parlando con loro ci si accorge che ciò che li ha spinti a lasciare la propria terra è in realtà una condizione in cui molta gente vive da tempo nel Corno d’Africa, soprattutto in Somalia. La siccità, la guerra, la paura, la fame sono le principali cause. Sono tutti arrivati a Dadaab dopo un viaggio che li ha visti affrontare a piedi o con mezzi di fortuna chilometri e chilometri di strada. Anche ventisette ore di cammino. Un viaggio troppo lungo. I racconti sono drammatici, e simili. Tutti hanno patito la fame, la sete, la stanchezza. Tanti hanno raccontato di bambini abbandonati sulla strada perché troppo deboli per proseguire il cammino. Sono stati vittime di assalti dei banditi che gli hanno portano via tutto, anche i vestiti. La cosa più sconvolgente è la quantità di persone che è stata attaccata da animali feroci. Chi da un coccodrillo, chi da un leone, chi da un facocero. L’animale che uccide il maggior numero di persone, anche qui nei campi, è la iena. Chi muore sono soprattutto i bambini.

Attorno a me vedo i ragazzini che invece ce l’hanno fatta. Sono bambini con croste sulla testa o con i capelli gialli che indicano la denutrizione. Sono magrissimi, con le ginocchia che sembrano sproporzionatamente grandi rispetto al loro corpicino. Hanno gli occhi scavati. Ma sono pur sempre bambini che vogliono essere immortalati in una foto o che scappano terrorizzati alla vista di un bianco che porge loro la mano. Alcuni sono sopravvissuti all’attacco di animali. Come uno dei 5 figli di Mariam, una donna di 45 anni a Dadaab da 4 mesi. Quando è arrivata, con i figli e senza il marito, rimasto in Somalia a custodire il povero bestiame, non aveva una tenda o un posto dove stare. Dormiva sotto un albero con i suoi bambini. Una notte sono stati attaccati da una iena, ma fortunatamente sono riusciti a salvarsi. La gente attorno li ha aiutati.


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COMMENTI
22/07/2011 - Perchè 2 realtà quando l'unica è una? (claudia mazzola)

Ieri sera al giardino comunale vicino a casa, ho assistito ad un'interpretazione al pianoforte di musica notturna, un'incanto. La palazzina di fronte a me con le finestre aperte: in una una ragazza indiana si spazzolava i suoi lunghi capelli neri, nell'altra in cucina la mamma faccendava, sull'altalena un bimbo ed un ragazzo a tempo di diapason con le note serene, il cielo ricco di stelle. Pensavo a quanto è bello il quotidiano e come vorrei così fosse anche per il popolo del Corno d'Africa.