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ATTACCHI OSLO/ Breivik, obbiettivo Italia: il Papa, i partiti e le raffinerie

Anders Behring Breivik, foto Ansa Anders Behring Breivik, foto Ansa

Dopo Papa e Vaticano, Breivik mette sotto accusa diversi partiti politici. Nel dettaglio: Pdl, Pd, Idv, e Udc. Questi partiti vengono identificati come "cultural-marxisti, umanisti-suicidi, capitalisti-globalisti". Davvero di tutto, passando in rassegna l'intero arco dei movimenti extra parlamentari che si definiscono antagonisti, da cui Breivik nella sua follia prende quello che gli fa comodo. Questi partiti italiani, secondo il norvegese, esattamente come  il partito laburista norvegese di cui ha cercato di annientare la futura classe dirigente con la strage dell'isola Utoya, in modi diversi sarebbero responsabili di boicottare la guerra all'Islam. Che per Breivik è il grande nemico da combattere. Ma evidentemente, prima di attaccare l'Islam stesso, il killer avrebbe preferito distruggere la classe dirigente politica europea e italiana in particolare. Era ben a conoscenza del nostro mondo politico, infatti. Nel suo delirante piano, infatti, citava personaggi come Cossiga e Aldo Moro. In un passaggio scrive: "In una lettera apparsa sull'autorevole giornale Corriere della Sera, l'ex presidente Francesco Cossiga ha rivelato nel 2008 che il governo aveva concesso libertà di movimento ai terroristi arabi, negli anni 70, in cambio della cessazione degli attacchi".

Infine distruggere le infrastrutture che supportano la vita economica del nostro Paese. Da vero stratega militare, Breivik non lascia nulla al caso, ma mette giù un piano dettagliato. In questo piano sono elencate ben sedici raffinerie di petrolio nel nostro territorio. L'elenco va da quelle di Porto Marghera fino a Taranto, passando per Gela e Sarroch. E ancora: le raffinerie di Trecate e quelle di Milazzo. Insomma: tutte. Segno che il norvegese si era ben documentato anche su questo aspetto. Non risparmia le istruzioni su come eseguire il piano: bisogna raggiungerle con un barcone da pesca. Per un "attacco di successo" è necessaria una cifra di 30-100mila euro. I danni che si devono provocare devono causare perdite all'Italia che vadano dai "due ai quaranta miliardi di euro". Per il norvegese, colpire le raffinerie è il modo più efficace per "sconfiggere un regime".

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