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ATTENTATO OSLO/ Parsi: non basta la follia a "spiegare" Breivik

Pubblicazione:lunedì 25 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 28 luglio 2011, 2.46

Il centro di Oslo dopo il primo attentato (Ansa) Il centro di Oslo dopo il primo attentato (Ansa)

ATTENTATO A OSLO. Venerdì, in Norvegia è scoppiato l’inferno. Un uomo di 32 anni, Anders Behring Breivik, ha piazzato un’autobomba nel centro di Oslo, nella zona in cui risiedono le principali istituzioni del Paese. La sua esplosione ha provocato la morte di sette persone. Mentre la polizia si stava concentrando sul luogo dell’attentato, indisturbato si è diretto verso il suo secondo obiettivo, l’isola di Utoya, dove si stava svolgendo il raduno dei giovani laburisti.  Lì, con una mitraglietta, ha iniziato a sparare sulla folla. Ha continuato a farlo per 90 minuti, mietendo 86 vittime. Poche ore dopo, si è arreso alle forze dell’ordine. Ha ammesso il suo crimine, spiegando che si è trattato di un atto atroce ma necessario. Nelle ore successive all’arresto, grazie alle dichiarazioni rilasciate alla polizia e a quelle ritrovate sul suo profilo Facebook assieme ad un libro-confessione di 1.500 pagine, si è iniziato a capire con chi si aveva a che fare: Breivik, che si definisce cristiano, massone e amante della musica classica, aveva collaborato in passato con l’English Defence League, un movimento con lo scopo esplicito di fomentare l’odio anti-islamico. La sua ossessione per l’Islam e per la purezza dell’identità nordica lo aveva portato a pianificare il massacro già nel 2009. Aveva teorizzato il terrorismo come strumento per «ridestare» i popoli contro gli invasori musulmani. Ilsussidiario.net ha chiesto a Vittorio Emanuele Parsi di commentare l’accaduto.

 

La follia di Breivik rappresenta un caso isolato, o è l’espressione estremizzata di tendenze presenti, in qualche misura, nel Paese?

 

Anche nell’ambito della pazzia, specie quando si sceglie di interpretarla in una certa maniera, evidentemente ci si nutre di alcune idee con le quali si ha abitualmente a che fare. In Norvegia esiste un atteggiamento di profondo scoraggiamento rispetto alla capacità della politica contemporanea di affrontare i problemi. Specialmente quelli che riguardano l’immigrazione e, in particolare, quella islamica. Rispetto a questa tendenza, Breivik è rimasto completamente “stordito”, e ha dato lettura del problema della propria identità e di quella del Paese radicalizzando la sua posizione in un accesso estremo di follia. La tensione sociale può far sì che un certo tipo di pazzia prenda una determinata direzione, identifichi certi bersagli, e si vesta di contenuti ideologici.

 

Tale scoraggiamento riguarda solo la Norvegia?


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