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Esteri

ATTENTATO OSLO/ Parsi: non basta la follia a "spiegare" Breivik

Il centro di Oslo dopo il primo attentato (Ansa)Il centro di Oslo dopo il primo attentato (Ansa)

Nel momento in cui si avvertono fragilità identitarie o difficoltà ad auto-collocarsi in un’identità precisa, ideologie come queste, che dopo l’89 hanno avuto una forte ripresa, specie nell’Europa settentrionale e orientale, assorbono la funzione di rassicurare le persone più deboli.

 

In Italia si rischia il diffondersi di movimenti del genere?

 

Direi di no. Anzitutto, da noi l’immigrazione non è un fenomeno così massiccio. Non abbiamo una legislazione particolarmente promotrice dell’integrazione rapida e questo, paradossalmente, rassicura chi teme gli stranieri. C’è, inoltre, un’impostazione culturale diversa, in cui la Chiesa cattolica ha svolto il ruolo di educatore popolare. E’ difficile, quindi, che tensioni come quelle deflagrate in Norvegia, in Italia possano prender piede. Anche perché la tradizione dell’estrema destra italiana è fondamentalmente di derivazione fascista. Che ha avuto, certo, una deriva razzista ma non in termini costitutivi. 

 

(Paolo Nessi

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