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ISRAELE/ Herzog (Haaretz): così gli "indignados" possono cambiare il paese

Pubblicazione:giovedì 28 luglio 2011

Gli indignados di Tel Aviv Gli indignados di Tel Aviv

Gli “indignados” arrivano anche in Israele. Dopo la Spagna, anche lo Stato ebraico deve fare i conti con una protesta giovanile, politicamente indipendente da ogni schieramento, che avanza richieste sociali ed economiche. “Una sorpresa per il nostro Paese” ha detto a Ilsussidiario.net Michael Herzog in una conversazione esclusiva. “In passato, penso agli anni sessanta e settanta ma anche successivamente, c’erano state proteste popolari con a tema riforme economiche, ma non avevamo mai assistito a un movimento su così grande scala che di giorno in giorno si estende in nuove città e richiama sempre più partecipanti”. Tutto è cominciato un paio di settimane fa quando solo pochi giovani avevano piantato delle tende, come vuole la tradizione seppur recente di questo tipo di agitazioni, in pieno centro di Tel Aviv. Cosa volevano? Esprimere sfiducia, dire di essere stufi di pagare gli affitti altissimi che sono la regola nella capitale israeliana, ma non solo. Nel giro di pochi giorni questi giovani sono diventati centinaia, poi la protesta si è diffusa a macchia d’olio in tutto il Paese. Sabato scorso una manifestazione di 30mila persone ha messo insieme gli “indignados”, le massaie che protestano per i prezzi troppo alti dei prodotti alimentari e i lavoratori ospedalieri, a loro volta sul piede di guerra da mesi. Ma cosa c’è alla radice di tutta questa protesta che sta mettendo in seria crisi il governo di destra del premier Netanyahu?

Dottor Herzog, anche Israele vive una crisi economica paragonabile a quella di molti Paesi europei? Com’è la realtà economica della sua nazione?


No, non c’è nessuna crisi economica, tantomeno paragonabile a quella che colpisce l’Europa. Anzi. Il tasso di disoccupazione è il più basso che si registra da molti anni, l’indice generale economico è molto positivo.

E allora da dove prendono spunto queste proteste a cui si assiste in Israele?

E’ un problema tutto israeliano, tutto interno. E’ una crisi sociale, più che economica, anche se ha risvolti ovviamente economici, e nasce dal quadro generale della nostra società, estremamente divisa fra classe alta e classi media e bassa. Una differenza elevata che si osserva tra ricchi e maggioranza della popolazione. A essere colpiti da questa situazione sono soprattutto i giovani, gli studenti, che infatti hanno dato il via alle proteste.

Può spiegare meglio questa problematica israeliana?


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