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UTOYA/ Drammatico scambio di sms tra madre e figlia mentre il folle uccide

Foto Ansa Foto Ansa

IL TELEFONO DI JULIE - Tra questi giovani che cercano scampo c'è Julie Bremnes, una bella ragazza tipicamente scandinava nelle fattezze, di soli 16 anni. Anche lei sta partecipando al campus dei giovani laburisti. In tutto la strage durerà novanta minuti, minuti lunghissimi e allucinanti. Come tanti altri, Julie ha con sé un telefono cellulare. Appena si rende conto di quello che sta succedendo, manda un sms alla madre, che è a casa sua. E' l'inizio di una documentazione allucinante che documenta quello che hanno vissuto quei giovani in quei novanta minuti, pubblicata dal quotidiano norvegese Vg, proprio il quotidiano che è stato investito dall'esplosione dell'autobomba del folle. Sono le 17 e 42 quando arriva il primo sms: "Mamma, dì alla polizia che devono sbrigarsi, qui la gente sta morendo".

La madre risponde dicendole che la polizia è al corrente e sta andando verso l'isola. Julie è ben cosciente di quello che sta succedendo: "Dì alla polizia che c’è un pazzo che corre in giro e spara alla gente. Devono sbrigarsi!". La madre cerca di far forza alla figlia, dicendole che la polizia sa tutto e che andrà tutto bene. Poi chiede alla figlia di mandare un sms ogni cinque minuti per far capire loro che è ancora viva. Lei dice di sì, ma con parole che dicono tutta l'angoscia del momento: "Abbiamo paura di morire". A un certo punto Julie scrive un messaggio: è stato allora, dirà la madre, che ho capito che mia figlia era sicura di essere uccisa: "Mamma, ti voglio bene, anche se ogni tanto mi comporto male". Sono come le parole del suo addio. Ma subito avvisa che comunque non si farà prendere dal panico, anche se è terrorizzata.